Il Tirreno

Pisa

la storia del “Portone” 

Era il grande emporio della città ora ci sono tanti cartelli “Vendesi”

F.L.
Era il grande emporio della città ora ci sono tanti cartelli “Vendesi”

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PISA. «Quando ero piccolo qui c’erano solo botteghe, attività di vendita al dettaglio», ricorda un residente in via Cattaneo. «Ora tanti negozi sono chiusi e questo favorisce indubbiamente i fenomeni di piccola criminalità. Le due tematiche sono correlate: il fattore di depressione economica ha determinato il degrado che si vive e si respira quotidianamente». Questa è oggi Porta Fiorentina, il “Portone” per i pisani meno giovani.

Camminando per via Cattaneo, la strada principale del rione, si notano ai portoni dei palazzi e alle serrande dei fondi commerciali tanti cartelli con la scritta “Vendesi”. Ci sono attività economiche che resistono e che si mescolano con quelle aperte da stranieri. «Una “società parallela” costituita da immigrati che non hanno alcuna intenzione di integrarsi», dice un altro residente «Fateci caso - aggiunge -, ci sono attività di ristorazione con menù soltanto in arabo. Senza dimenticare quei negozi che vengono sottoposti a chiusure temporanee per violazione delle normative di igiene, ma anche per attività illecite che spesso si svolgono nei retrobottega».

Lo spaccio di droga è il fenomeno che più sta preoccupando. Il punto critico è il lungarno Guadalongo. Stando alle testimonianze dei cittadini, il quartiere è di fatto diventato un deposito dove tenere le sostanze stupefacenti che poi verranno vendute. «Fate un giro, guardate per terra le siringhe».

Eppure, nel venticinquennio susseguente alla Seconda guerra mondiale, nel contesto della ricostruzione edilizia e dello sviluppo della motorizzazione, il Portone era da considerare un ambiente molto ambito per la residenza e frequentazione. «Infatti in quel luogo si poteva trovare e comprare qualsiasi cosa a buon mercato: dall’artigiano più qualificato alla ferramenta più attrezzata, al norcino più rinomato (una sorta di Borgo Giannotti per gli abitanti della lucchesia)», ha ricordato Mauro Pinzauti nel suo libro-album dal titolo “Il Portone: un emporio di ricordi” (Edizioni Ets).

Il Portone era noto in tutta Pisa come il quartiere dei mercanti e quindi la presenza del mercato ortofrutticolo, in quel luogo, integrava il già vasto ambiente commerciale esistente. «Negli anni Cinquanta e Sessanta, quando non era ancora possibile il mantenimento della catena del freddo, e non erano ancora operanti i supermercati, tutti i fruttivendoli dovevano inevitabilmente effettuare gli acquisti so-lo al mercato ortofrutticolo di piazza Guerrazzi», ha scritto Pinzauti.

Da portonese doc, un paio di anni fa su Il Tirreno ha scritto questa sua riflessione sul quartiere: «Che il Portone, inteso come ambiente sociale e coeso, non esista più è purtroppo noto e ciò è dovuto essenzialmente al cambio generazionale: i nuovi abitanti non si sono opportunamente inseriti, e integrati, in quelle che erano le caratteristiche di pisanità portonese. Sempre meno residenti attivi e più ambiente dormitorio, con perdita della pur minima socialità, comparsa di “zone rosse” dove lo spaccio è uno dei risultati del degrado ambientale». —

F.L.

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