Gioco
L’ex ministro scopre il caso del carcere di Don Bosco
Pisa. «Il carcere di Pisa è il peggiore che abbia mai visitato». Il leader della Lega esce dalla casa circondariale di Don Bosco e fa il punto sulla situazione della struttura. Davanti a lui una trentina di persone rimaste ad aspettarlo, alcuni simpatizzanti della Lega e in gran parte agenti di polizia penitenziaria che applaudono alle parole dell’ex ministro dell’interno. «Ci sono una marea di problemi sia per i deficit strutturali sia per i gentili ospiti che lo abitano – ha dichiarato Matteo Salvini –. Alcuni reparti sono chiusi per umidità, altre zone sono fatiscenti, dai tetti piove acqua. Due terzi dei detenuti sono immigrati, decine sono malati psichiatrici. Le aggressioni sono quasi all’ordine del giorno. Fossi il ministro della giustizia farei un salto a Pisa».
Salvini ha visitato il carcere Don Bosco di Pisa per incontrare il personale, i vertici dell’istituto e alcune delegazioni dei sindacati della polizia penitenziaria. Al termine la promessa: «Noi, faremo alcune proposte in manovra economica. Non è possibile che ci siano solo ventimila euro all’anno per la manutenzione dell’istituto. La situazione è molto critica e chi lavora in questa struttura fa ogni giorno miracoli, considerando anche la carenza di personale».
Poi Salvini, prima di lasciare la città della Torre per andare a Firenze, si è concentrato sui temi nazionali e su quella che, secondo la Lega, è una questione legislativa da risolvere il prima possibile. «Il reato di tortura non ha senso: è un cappio intorno al collo – ha dichiarato tra gli applausi dei presenti –. Non solo impedisce alla polizia penitenziaria di fare il proprio lavoro, ma è un’arma in più per i detenuti che lo usano contro chi lavora dentro le strutture carcerarie». —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google