Il Tirreno

Pisa

“padre-padrone” in carcere 

Conclusa l’inchiesta sulle nozze combinate in cambio di soldi

P.B

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PISA. La Procura ha chiuso l’inchiesta sul 46enne bosniaco in carcere da metà settembre con l’accusa di sequestro di persona continuato, maltrattamenti, calunnia e, prima misura applicata in Italia con l’introduzione del “codice rosso” ad agosto, anche per costrizione e induzione a contrarre matrimonio.

Il sostituto procuratore Egidio Celano ha notificato all’avvocato Roberto Nocent, difensore dell’indagato, l’avviso di chiusura delle indagini. L’atto che anticipa la richiesta di rinvio a giudizio.

Sono ancora in corso, invece, le attività per capire se ci sono state pressioni più o meno velate per far ritrattare le due figlie, le cui accuse iniziali sono state alla base delle indagini della polizia terminate con l’arresto dell’uomo domiciliato in un camper a Coltano.

Il 21 ottobre le due figlie di 21 e 19 anni hanno cambiato la loro versione e al gip Donato D’Auria, nel corso dell’incidente probatorio (valido come acquisizione della prova, ndr) ha fatto mettere a verbale un altro contesto.

«Non è vero che nostro padre ci picchiava. E non è vero neanche che ci minacciava se non avessimo sposato chi voleva lui. Abbiamo detto quelle cose perché eravamo pressate dai nostri fidanzati romeni. Sono stati loro a volerci mettere contro papà. Vogliamo premettere che quello che diciamo oggi non ci è stato imposto da nessuno. Ora diciamo la verità che non è quella dei mesi scorsi perché fummo costrette a dire certe cose».

La ragazza poi andata in sposa l’11 settembre al giovane indicato dal padre vive con il marito a Bologna senza problemi apparenti.

La sorella si vede ancora con l’allora fidanzato romeno da cui aspetta un bimbo. L’arrestato ha sempre respinto le accuse di aver venduto per 12mila euro la figlia di 21anni a un cugino che voleva sposarla.

Un matrimonio imposto e combinato tra i padri degli sposi.

Quei soldi il padre della sposa ha sempre sottolineato che erano la dote per le nozze come è in uso nella comunità rom. Agli atti dell’indagine della squadra mobile ci sono le intercettazioni arricchiscono gli argomenti dell’accusa. La mamma dice alla figlia più piccola in fuga: «Hai saputo che abbiamo picchiato...? (la sorella più grande, ndr)».

Un’indagine rapida nata proprio dalla denuncia di sequestro di persona fatta dal 46enne contro i due fidanzati romeni dell’epoca delle figlie. Per la polizia non erano state rapite, ma erano in fuga dal padre-padrone. —

P.B



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