Sicurezza
Ammanchi in ateneo, licenziato dipendente
Definitiva la condanna per peculato riconosciuta fino in Cassazione. Agli atti fatture ridotte rispetto ai soldi incassati
PISA. Licenziato dopo la conferma della condanna per peculato. È un dipendente dell’università il destinatario del provvedimento firmato dall’ateneo e recapitato per raccomandata - firmata per ricevuta - nei giorni scorsi a quello che ora è un ex impiegato amministrativo.
Arriva al capolinea del licenziamento la storia giudiziaria di Francesco Dottori, 57 anni, per anni residente a Chianni, all’epoca dei fatti impiegato nella clinica veterinaria dell’università e da tempo spostato all’unità bilancio e servizi generali servizi amministrativi del dipartimento di Giurisprudenza.
In primo grado (pm Giovanni Porpora) e in appello Dottori era stato condannato a 2 anni e 2 mesi. La Cassazione aveva confermato la responsabilità del fatto in contestazione rinviando a un’altra Corte d’appello il ricalcolo della pena considerando l’attenuante della particolare tenuità del fatto. Di qui la diminuzione della condanna che è diventata definitiva.
Un verdetto che adesso diventa la ragione del licenziamento.
Dottori, nel periodo preso in esame, è stato riconosciuto colpevole «di essersi, quale dipendente dell'università di Pisa, appropriato di 2049 euro (costituenti parte di incassi derivanti da prestazioni medico-veterinarie), falsificando fatture alla contabilizzazione delle quali era addetto come descritto nella imputazione».
Gli episodi contestati coprivano un periodo che andava dall'ottobre 2007 al novembre 2009. La segretaria amministrativa e il direttore del dipartimento di Veterinaria e denunciarono gli ammanchi.
Ci fu un’informativa inviata in Procura secondo la quale esistevano «irregolarità riscontrate nella fatturazione concernente l'attività ambulatoriale svolta presso la dipendente clinica veterinaria. Più in dettaglio, risultavano differenze tra le “prenotule” e l’effettiva contabilizzazione degli importi riscossi. Dall’attività ispettiva conseguentemente effettuata, tali incongruenze venivano addebitate al Dottori» riporta la sentenza.
Secondo l’accusa l’impiegato addetto alla contabilità faceva figurare agli atti un importo ridotto rispetto a quanto percepito da chi pagava per le prestazioni ambulatoriali della clinica universitaria. —
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