Il Tirreno

Pisa

in una scuola dell’infanzia 

Niente vaccino, bimbo sospeso ma ha già avuto la malattia

La vaccinazione di un bambino
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La vaccinazione di un bambino

Manca il trivalente per rosolia, parotite e morbillo, quest’ultimo contratto nel 2018. La mamma: «Abbiamo timore che ci siano conseguenze per nostro figlio»

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PISA. Inizia la scuola. Siamo a Pisa. L’ultimo anno prima delle elementari. Bambini tra i cinque e i sei anni che si ritrovano dopo l’estate. Sono tutti contenti, ma dopo due giorni cala il gelo sulla classe. Uno di loro viene sospeso. Ha fatto tutti i vaccini tranne uno: quello trivalente per parotite, rosolia e morbillo. Ha già avuto quest’ultima malattia, poco prima di prendere il vaccino, e i genitori chiedono perché debba vaccinarsi di nuovo, suggerendo alle autorità di “trattarlo” solo per parotite e rosolia. Ma in commercio questa soluzione non esiste, c’è solo il trivalente. E la legge parla chiaro: senza le dieci vaccinazioni non si può frequentare la scuola dell’infanzia. . Così, mentre il bimbo si divide tra la mamma (costretta a prendere permessi al lavoro), baby sitter e ludoteca (a pagamento) e i nonni, il babbo e la mamma cominciano a chiedere spiegazioni alla scuola e all’Asl. Il rappresentante di quest’ultimo ente conferma la necessità di fare il vaccino e che per un bimbo autoimmune per il morbillo, visto che ha già avuto la malattia, non comporta nessun rischio. Ma alla richiesta di garantire che non ci saranno problemi di salute in caso di vaccinazione per una malattia già contratta, ovviamente, non è disposto a escludere controindicazioni di questo tipo nero su bianco.

Senza vaccino, il bambino resta fuori dalla scuola e lontano dai suoi amichetti. «Il nostro legale ci ha informati della possibilità di fare ricorso al Tar – racconta la mamma, che si è rivolta anche al sindaco Michele Conti senza avere avuto ancora risposte – ma le spese sono tante e non possiamo permettercelo. Intanto ci siamo informati con altri medici privatamente e tutti ci dicono la stessa cosa, che non c’è nessuno studio al riguardo e la miglior cosa sarebbe non farglielo, facendo solo gli altri due».

In tutto questo c’è da fare i conti con la gestione di un bimbo tolto da quello che era diventato parte del suo habitat. «I primi giorni gli abbiamo detto che la scuola era chiusa per lavori – riprende la mamma –. Poi, quando abbiamo capito che la cosa sarebbe stata lunga, gli abbiamo detto una mezza verità, che ci manca un foglio difficile da trovare e che senza quel foglio non possiamo mandarlo a scuola».

Una situazione non facile che i genitori non vogliono concludere con il ritorno a scuola di loro figlio che «ha acquisito la sua routine». Vorrebbero semplicemente «fare riflettere e, magari, fare chiarezza su questa vicenda». La coppia si dice arrabbiata «perché in altri istituti del comune non sono stati così rigidi e categorici in casi simili. Perché questo trattamento a noi? Perché ci hanno fatto iniziare l’anno per poi metterci a casa dopo due giorni? Se ci avessero avvertiti d’estate, avremmo potuto decidere se mandare il bimbo alle elementari dove la sospensione non è prevista, se non il pagamento di un’ammenda».

Il giudizio dei genitori è netto: «La legge fa acqua e va modificata. Un argomento così delicato, difficile per i genitori, che tocca il bene più prezioso che un genitore possa avere, dovrebbe essere valutato in ogni suo aspetto, prima di emettere una legge così rigida. Purtroppo però sappiamo benissimo tutti che ruota attorno a interessi economici di poche casse e ci sembra che il fine di salvaguardare la salute dei nostri bambini sia solo un fine di facciata».

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