Il Tirreno

Pisa

l’omicidio di torre del lago 

«Rapporti interrotti da anni non voleva farsi curare»

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«Rapporti interrotti da anni non voleva farsi curare»

Il fratello della vittima racconta i problemi con Chiara e le difficoltà di un recupero «Andava e veniva, impossibile mantenere un contatto. Soffriva di depressione»

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san giuliano terme. Chiara Corrado era uscita dalla vita dei suoi familiari da anni.

Un’esistenza che dire inquieta è un eufemismo e che pure era iniziata con un percorso ordinario tra studi e occupazione. Si era diplomata con un voto discreto (48) nel 1998 al liceo Carducci di Pisa con indirizzo pedagogico-sociale, la donna trovata senza vita in un camper a Torre del Lago. Aveva 40 anni, ma gli eccessi e le privazioni di un ambiente borderline in cui tirava a campare con espedienti sul filo della legalità l’avevano cambiata, non solo nel fisico.

Orfana del padre Massimo Sabatino, la donna aveva conservato la residenza a Colignola nell’abitazione di famiglia con il fratello Fabrizio, 47 anni, titolare del negozio Casa Color ereditato dal padre e la madre Pasqualina Pagano, 69 anni.

Nella tarda mattinata i carabinieri hanno avvertito mamma e fratello dell’arresto del presunto autore dell’omicidio di Chiara.

La casa su due piani, sul retro del negozio che affaccia sulla Calcesana e che ieri è rimasto chiuso per lutto, ospita il nucleo familiare che la 40enne aveva ormai abbandonato. Fabrizio esce nella piccola aia. La madre resta dentro.

«Da anni non c’erano più rapporti – confida l’uomo al Tirreno –. L’ultima volta l’ho vista sei mesi fa. Non ci siamo detti niente di particolare. Andava e veniva. Il nome dell’arrestato me lo avevano fatto i carabinieri qualche giorno fa. Ma non so proprio chi sia».

Il lavoro alle poste Chiara lo aveva perso anni addietro dopo il furto dei bancomat ai danni di colleghe. Nel marzo scorso era stata condannata, in contumacia, a 3 anni. E a febbraio l’avevano arrestata per un furtarello di trucchi e profumi in un supermercato a Marlia.

Una vita deragliata in cui la droga aveva avuto il suo peso nell’impedire un recupero salvifico.

«Purtroppo soffriva di depressione – prosegue il fratello – ma non si voleva curare. Non ha mai lavorato nell’attività di famiglia e spesso partiva e non sapevamo più niente di lei. Ormai ci eravamo abituati a ricevere verbali e multe che la riguardavano e che non pagava. Per anni non abbiamo mai saputo dove vivesse. La depressione ha influito, la droga è stata una conseguenza».

Chiara aveva due profili Facebook. Uno, in là nel tempo, mostra ancora i post del 2010. La foto del social è scattata d’estate. Una bella ragazza che parla di mare, locali in Versilia e vacanze in Sardegna con un velo di malinconia: «Potessi tornare indietro nel tempo... ormai è tardi e mi ritrovo in un mondo senza amore».

Nell’altro profilo, più recente, appare con un tatuaggio sul petto, una bellezza sfiorita. Gli ultimi post sono del novembre 2018. Chiara è morta l’estate scorsa al capolinea di una vita smarrita tanti anni fa. Stasera il Comune la ricorderà al teatro Rossini in occasione dello spettacolo "Le donne... le storie" —

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