Il Tirreno

Pisa

chi era  

Un grande esperto di arte guidava ancora tre parrocchie

Federica Scintu

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lucca. A casa di Rosetta Banducci il telefono ha squillato in piena notte: «Nostro cugino è stato investito a Pisa, è in ospedale». È l’una e mezza di notte: monsignor Giuseppe Ghilarducci è stato travolto da un’auto diverse ore prima mentre attraversava sulle strisce pedonali in via Conte Fazio diretto a casa della sorella Teresa che lo aspettava per cena. L’automobilista che l’ha travolto non si è fermato: lui è a terra, dolorante, ma è vivo. «È andato in coma all’improvviso mentre era in ospedale - racconta Banducci - aveva dei problemi di cuore ma seguiva la terapia ed era sotto controllo. Teresa per lui era un pilastro: avevano un legame fortissimo e andava molto spesso a trovarla. Io l’ultima volta l’avevo visto a fine settembre. Dopo l’intervento chirurgico che ha subito di recente mi ero ripromessa di organizzare un pranzo una domenica per stare tutti insieme ma purtroppo non ho fatto in tempo...». La storia di monsignor Ghilarducci è quella di uomo che ha dedicato tutta la sua vita alla chiesa e alla sua passione sfrenata per l’arte e l’archeologia.

Nato a Tassignano (Capannori) 84 anni fa, fin da giovane aveva mostrato un grande interesse per le opere d’arte ma anche la sua vocazione. Canonico della cattedrale lucchese (viveva in piazzale Arrigoni, ndr) era ancora parroco, nonostante l’età, di Celle, Colognora di Pescaglia e Vetriano. «I genitori erano persone semplici - racconta ancora la cugina Rosetta che è cresciuta con lui - ma molto laboriosi. Tanta era la sua passione per l’arte che fin da ragazzo convinceva la madre a investire nelle opere d’arte». I cugini di monsignor Ghilarducci che vivono ancora in Italia sono sei, mentre altri stanno all’estero. La sorella Teresa invece, abita a Pisa.

«Malgrado l’età - continua la cugina - mandava ancora avanti tre parrocchie. Quando abbiamo organizzato un incontro con tutti i cugini in Sardegna lui non è partito con noi in nave ma è arrivato il giorno dopo in aereo perché doveva celebrare la messa a Celle. Due domeniche fa è svenuto mentre stava dicendo la funzione. Aveva davvero un grande attaccamento alle parrocchie».

Era un “omone” monsignor Ghilarducci: membro dell'Accademia Lucchese di Scienze Lettere e Arti, era stato anche responsabile dei beni culturali della diocesi e autore di numerose pubblicazioni sui tesori del patrimonio lucchese. «In apparenza poteva incutere timore - dice la cugina - ma in realtà era una persona molto sensibile e tenera. Aveva una forte personalità e quindi capitava che si scontrasse con le persone anche perché era molto sicuro delle sue idee. Era sempre in movimento: tre settimane fa era partito da Vetriano per andare alla Biennale di Firenze. In generale aveva molta grinta nel sostenere le sue idee: si era scontrato anche in occasione del restauro di Ilaria del Carretto e in un’altra occasione con la Soprintendenza di Pisa». A breve monsignor Ghilarducci avrebbe visto la pubblicazione di un libro sulla cattedrale di San Martino. «Stava lavorando a un’opera molto importante - conclude Banducci - purtroppo non potrà vederla pubblicata». —

Federica Scintu

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