La manifestazione
Spacciavano cocaina fra Pisa e Pontedera, nel giro anche mamma e figlio: arrestati
In cinque ai domiciliari accusati di decine di cessioni di cocaina e marijuana tra litorale di Pisa e zona di Pontedera. Tanti i clienti minorenni
PISA. Facevano lo stesso lavoro, mamma e figlio: spacciavano. Con la supervisione del compagno della donna. Una famiglia allargata con obiettivi mirati quella raccontata nell’ordinanza di custodia cautelare dell’inchiesta conclusa dalla polizia. Il primo spunto è arrivato indagando sull’omicidio di un pusher nella pineta di Marina nel dicembre 2017. Dalle intercettazioni i poliziotti hanno capito anche che uno dei tipi messi sotto controllo era vittima di estorsioni e minacce da parte di tre giovani a cui non pagava la droga. Ora il 19enne di origini napoletane residente a Marina di Pisa, parte offesa in un processo iniziato da tempo, è finito ai domiciliari insieme alla mamma, al suo compagno e a due muratori albanesi per detenzione e cessione di sostanze stupefacenti aggravata e continuata in concorso.
È l’operazione della polizia che ha tolto dal mercato mensile dello smercio di droga tra litorale e provincia almeno un kg tra cocaina e marijuana. Tutti agli arrestati sono ai domiciliari tra Castelfranco di Sotto, Ponsacco, Marina e Napoli i protagonisti dell’inchiesta coordinata dal sostituto procuratore Giancarlo Dominijanni e portata avanti dalla sezione narcotici della squadra mobile diretta da Fabrizio Valerio Nocita che ieri ha illustrato i principali passaggi delle indagini. L’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip Donato D’Auria è stata notificata a Pio Gallo, 19 anni; alla mamma Elisa Di Paola, 45 anni; al suo compagno, Luigi Rispo, 47 anni, agli arresti in una casa di famiglia nel quartiere dell’Arenella a Napoli con contatti a Scampia; agli albanesi Gertj Kajmaku di Ponsacco e Alfred Veshti di Castelfranco di Sotto, entrambi 35enni. Indagando sulla morte di Ayoub Jarmouni (ergastolo in primo grado per Michele Antonelli, ndr) la polizia ha scoperto una rete di spaccio sull’asse litorale-Valdera.
Dal gennaio 2018 all’estate 2019 gli investigatori ritengono di aver accertato almeno 150 episodi di spaccio con gli albanesi, secondo l’accusa, nel ruolo di chi aveva la disponibilità della droga da fornitori al momento sconosciuti e i tre italiani in quello dello smercio al dettaglio. Nel tempo i rapporti tra grossisti e venditori si sono guastati per un debito di svariate migliaia di euro accumulato dai tre nei confronti degli immigrati che stavano cercando altri canali di diffusione sul territorio. Un consumatore e testimone diretto ha riferito agli agenti di aver ricevuto dagli albanesi l’offerta di spacciare per conto loro in un circolo sul viale D’Annunzio dopo avergli mostrato un involucro con almeno 600 grammi di cocaina. Le potenzialità del grosso giro c’erano tutte.
All’interno della famiglia, il 19enne Gallo viene ritenuto dai poliziotti il gancio privilegiato per spacciare nel giro della movida pisana e del litorale, anche a minorenni, assidui consumatori di marijuana e cocaina. Li riceveva a casa dopo aver concordato al telefono con le frasi di copertura «andiamoci a prendere un caffè» oppure era Rispo che con gli albanesi muratori parlava di “piastrelle”. In realtà erano accordi per le cessioni di droga. Mamma e compagno tenevano i rapporti con i grossisti. Spesso ricevevano in casa i clienti o andavano sul lungomare a Marina per incontrarli. Le intercettazioni hanno consentito agli investigatori di fermare i numerosi acquirenti ottenendo la conferma della vendita della sostanza.
Quello che è emerso nell’inchiesta è la giovane età dei consumatori. Un sedicenne ha affermato di aver acquistato anche per 40 volte la droga dal gruppo di Marina. Soddisfatto il questore Paolo Rossi: «Lavoriamo sul contrasto allo spaccio di strada con un controllo del territorio e alziamo il tiro anche su chi rifornisce i pusher».
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