Sicurezza
Nuova Arena, no degli ambientalisti: «Porta a Lucca penalizzata»
Riunione di associazioni e residenti sul progetto di riqualificazione dello stadio I dubbi principali sui carichi di traffico e l’aumento delle superfici commerciali
PISA. La variante dello stadio di Porta a Lucca non s’ha da fare. Di sicuro, non alle condizioni fin qui presentate. La bocciatura arriva da Legambiente Pisa, Fiab Pisa e La città ecologica, le associazioni ambientaliste che lunedì scorso hanno incontrato la cittadinanza in un’assemblea pubblica al Centro polivalente di via San Zeno. Un’occasione per confrontarsi sul progetto di riqualificazione dell’Arena Garibaldi, nel quartiere di Porta a Lucca. E lo scontento serpeggia anche tra cittadini ed abitanti. Erano circa 60 i presenti all’incontro per discutere le proprie osservazioni da inviare al Comune con un modello preimpostato entro domenica prossima.
Le criticità rilevate dalle associazioni (in totale 91 punti) e dagli abitanti sono numerose. Il progetto, approvato dalla giunta e adottato dal consiglio comunale, prevede non solo un aumento della capienza dello stadio, con la possibilità di ospitare eventi culturali, ma anche la realizzazione di un’area commerciale interna. Tutto questo avrà inevitabilmente ricadute sulla viabilità di Porta a Lucca, già interessata da un flusso considerevole di traffico. «Questa variante è stata realizzata frettolosamente», sostiene Carlo Carminati, presidente della Fiab Pisa. «Il potenziamento dello stadio, aperto tutti i giorni, richiederebbe un ripensamento strutturale della mobilità quotidiana, ma soltanto ora il Comune sta mettendo mano al Piano Urbano della Mobilità Sostenibile (Pumps)». A questo si aggiungono le incongruenze rilevate dalle associazioni nello studio sulla mobilità Pisamo-Tages, tra cui le maggiori dimensioni degli spazi commerciali rispetto alla stima ufficiale, destinati anche ad esercizi di medie dimensioni. Considerate insufficienti anche le proposte per la gestione del flusso eccezionale di persone in occasione dei vari eventi, che richiederebbe piuttosto il sussidio di infrastrutture. Sull’infattibilità del progetto si è pronunciato anche Pierluigi D’Amico, di Città Ecologica: «Da sempre pensiamo che la variante sia un grave errore. L’unico motivo che riusciamo a vedere è la vicinanza di questa struttura a Piazza dei Miracoli, che aumenta enormemente il valore delle attività commerciali».
Anche una parte delle realtà istituzionali si schiera contro la variante. Come afferma Tiziana Nadalutti, di Una città in comune, «oltre alle procedure con cui è stata portata avanti la variante, senza tenere conto del parere degli enti pubblici, c’è la questione della mobilità, mai affrontata nel dettaglio, e la presenza della moschea. Inoltre, chiederemo uno stralcio delle aree a parcheggio (c’è il problema del mercato di via Paparelli) e di quelle ad uso commerciale. Ma, ancora più grave, manca un piano di fattibilità economico-finanziaria su cui reggere l’intera operazione». Controproducente anche la volontà di realizzare altri parcheggi in quest’area vicina al centro storico, con la conseguenza di attirare altro traffico di pendolari.
Tra i cittadini c’è preoccupazione per le aree verdi del quartiere, come quella tra via Rindi e la scuola Mazzini, destinata ad un parcheggio multipiano. Inoltre, la perdita di ulteriore suolo permeabile, per di più su una zona con problemi idrogeologici, si scontrerebbe con la principale motivazione a svantaggio del trasferimento dello stadio a Ospedaletto, ossia l’aumento di spazio cementificato. Tensione anche per l’incognita della presenza di amianto nell’edificio da smantellare, già rilevata dall’osservazione, tuttora senza risposta, fatta da Arpat.
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