Il Tirreno

Pisa

la protesta di otto famiglie a capanne 

«Noi, con il fango in casa e ignorati dal Comune»

Nilo Di Modica
«Noi, con il fango in casa e ignorati dal Comune»

Il calvario degli abitanti  di via Fonda, in piena golena «Siamo abituati ad affrontare gli allagamenti, ma almeno  una telefonata potevano farcela»

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MONTOPOLI. «Siamo abituati ad affrontare l’acqua, da sempre. Ma dal Comune ci saremmo aspettati almeno una telefonata, dopo». Molta costernazione nelle parole di Maria Gronchi e della sua famiglia. La loro casa è l’ultima abitata di via Fonda, stradina che insieme a via dei Girasoli si dipana nei campi che dividono la ferrovia dall’Arno a Capanne, in piena cassa d’espansione. Domenica l’acqua, lenta ma inesorabile, si è fatta vedere intorno alle 12. In serata ha raggiunto quota 80 centimetri. In casa, nel cortile oggi invaso da detriti e fango, i segni della piena sui muri: una linea nera lasciata dall’acqua, a metà fra due targhette di ottone, che segnano le ultime due piene importanti. «Stavolta meno del ‘92, ma più del 2014 – precisa il marito Franco Giglioli –. Noi qui le piene le ricordiamo tutte bene, comprese quelle del ‘49, che andò oltre un metro, e ovviamente del ‘66, con oltre due metri». Eppure qualcosa stavolta ha funzionato. «Sono venuti ad avvertirci prima, il sabato – dicono –. Cinque anni fa ci avvisarono i cani, che avevano già l’acqua alla pancia. Perdemmo tutte le galline». Le famiglie residenti in questo pezzo di golena sono 8. Campi che lunedì mattina erano enormi specchi d’acqua, con gli edifici che spuntavano. «Più dell’acqua, il peggio l’han fatto i detriti, che per la maggior parte provengono dai campi vicini, che questa volta erano stati lavorati – racconta Maria –. La protezione civile ha fatto capolino, ma adesso ci ritroviamo a dover buttare via un sacco di roba e il Comune ci ha lasciati soli. Abbiamo solo la fortuna di avere figli giovani e in forze». Michele e Maria Carmela Zamparella, poche decine di metri più in là, hanno una casa tutta da ripulire.

«Quando succedono queste cose non possiamo nemmeno ospitarci fra vicini, siamo messi tutti allo stesso modo – racconta Michele – .Se qualcuno non avesse a disposizione un mezzo per portare tutti i rifiuti all’isola ecologica cosa dovrebbe fare? Dal Comune ci chiedono di quantificare il materiale, dividerlo, differenziarlo, persino ripulirlo: siamo al ridicolo. In una situazione del genere ci aspetteremmo almeno un sostegno logistico. Il grosso del lavoro lo facciamo come sempre da soli, ma almeno che ci vengano incontro con un po’ di buon senso». —

Nilo Di Modica

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