Lutto
«Un fedele panorama di bellezza trasformato in devastante nemico»
Il ricordo delle piene e della devastazione del 1966 nelle parole del titolare dell’Hotel Royal Victoria
il ricordo
Maurizio Piegaja, titolare assieme al fratello del Royal Victoria Hotel sul lungarno Pacinotti, aveva sette anni quando l’Arno esondò dalle spallette nel 1966. La famiglia Piegaja da circa duecento anni, è custode ed anima di quello storico albergo che è stato il “saggio ed erudito testimone” dei fatti salienti, belli o brutti che siano, della città a partire. Lì ad esempio si tenne il primo congresso degli scienziati italiani nel 1839. Piegaja ricorda bene qella alluvione, e la ricorda non solo perché «erano giorni che stavo appiccicato alla finestra a guardare lo spettacolo pauroso e grandioso dell’Arno» ma anche per una foto in bianco e nero scattata da René il fotografo del lungarno. Ecco il suo ricordo: «Erano giorni che passavo le ore appiccicato alle finestre a guardare lo spettacolo grandioso e pauroso dell’Arno, della pioggia infinita e del cielo, di una cupezza e di un colore stranissimo, tra il grigio ed il marrone» . Piegaja riprende: «L’Arno mugghiava incessantemente e si ripetevano gli schianti dei legni contro i ponti, inquietante sottofondo alla trepidazione che mi cresceva dentro, avevo sette anni, vedendo cani, gatti, pollame, e persino vitelli, essere trasportati, con terra e vegetazione dal fiume impietoso che li destinava allo scontro inevitabile con le voraci onde marine. Quel fiume che per me era sempre stato un fedele panorama di bellezza, s’era trasformato in devastante nemico». Ed ecco poi in quel tumulto, un’apparizione che richiamava all’ordine ed ala quiete sospesa, ecco la figura del fotografo René che Piegaja ricorda così: “Lo vidi attraversare la strada, salire sulla spalletta, montare il treppiedi e scattarela la foto memorabile. Firmò la foto: ore 17. 40, 4 novembre 1966. René era un tipo elegante e silenzioso» . Quell’eleganza e silenzio furono una parentesi prima dell’esondazione. «Non ricordo se ci furono allerte, a quell’epoca, anzi penso proprio di no. Ma ricordo che appena finita l’emergenza esondazione, noi bambini ci spostavamo da casa all’albergo liberamente da soli». Beata “incoscienza” . —
C.V.
BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
