Il Tirreno

Pisa

«Situazione simile al ‘66 ma nei prossimi giorni il meteo ci darà tregua»

Giuseppe Boi
«Situazione simile al ‘66 ma nei prossimi giorni il meteo ci darà tregua»

Buizza, climatologo del Sant’Anna: «Il terreno è saturo e gli argini sono a rischio Le previsioni allontano l’emergenza, resta l’allerta sul riscaldamento globale»

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«Stiamo vivendo una situazione simile a quella del ‘66, ma per fortuna nei prossimi giorni non sono previste nuove precipitazioni intense». Roberto Buizza, fisico all’Istituto di Scienze della Vita della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, fa il punto sull’ondata di maltempo che ha colpito la città, la regione e tutta Italia: non un evento eccezionale, ma un nuovo monito sul cambiamento climatico e il riscaldamento globale.

Cosa sta succedendo?

«Nelle ultime settimane abbiamo avuto piogge continue. Tutto è dovuto a questa bassa pressione partita dalla Spagna e che prima si è diretta verso il sud Italia e poi è risalita verso il nord Italia. Il fenomeno dell’acqua alta a Venezia e la piena dell’Arno in Toscana sono meteorologicamente collegate l’una all’altra. In più il suolo è saturo, non riesce più a drenare e l’acqua arriva direttamente nei fiumi. Bastano 24 ore di pioggia più intensa come in questi giorni e la tenuta degli argini è a rischio».

In tanti ripensano al ‘66.

«La circolazione depressionaria, la pioggia persistente per settimane e il volume delle precipitazioni sono simili a quelle del 1966. Ma, passata la piena, la situazione sembra destinata a migliorare».

Perché?

«Nei prossimi giorni non sono previste precipitazioni intense, quindi dovremmo evitare situazioni estreme».

Tornando a ciò che sta avvenendo, siamo in una situazione eccezionale?

«Mezza Italia è in allerta, siamo in una situazione estrema e di conseguenza rara, sebbene quanto stiamo vivendo sia già accaduto in precedenza».

Quindi nulla di nuovo.

«No, assolutamente no. Ciò che è cambiato è che in passato questi fenomeni erano meno frequenti, negli ultimi tempi sono più costanti».

Vale a dire?

«Eventi meteo come questi accadevano ogni 50-100 anni, ora ogni 10-20».

Cosa è cambiato?

«Fare un confronto preciso è difficile. Cinquanta anni fa avevamo meno osservazioni. Ma è certamente cambiato il quadro complessivo: abbiamo temperature medie più alte e meno umidità in atmosfera. Questo fa sì che le precipitazioni siano più intense».

Insomma, piove di più.

«No. Il riscaldamento globale ha modificato l’intensità. Se analizziamo la quantità di pioggia che cade in un anno, la variazione è minima. Ora, però, le precipitazioni si concentrano in periodi più brevi. Insomma: sono più intense».

Quindi potenzialmente più catastrofiche?

«Questo non dipende solo dai cambiamenti climatici, ma anche dalla situazione del territorio. Dobbiamo porci alcune domande. Rispetto a 50 anni fa lo abbiamo ulteriormente degradato? Le modifiche che abbiamo fatto sono state accompagnate da una “preparazione” adeguata del suolo?»

Qual è la sua risposta?

«Dobbiamo prendere atto della necessità di preparare il territorio a questi eventi. Dobbiamo pensare in anticipo a possibili emergenze e potenziali pericoli. Dobbiamo guardare dove si è costruito e ripensare la programmazione territoriale. In pratica, occorre fare prevenzione non solo a parole ma con politiche efficaci». –

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