Il Tirreno

Pisa

il caso 

Il Comune intima lo sgombero, ma l’ex sindaco resta a casa

Nilo Di Modica

Osvaldo Ciaponi ha letto l’ordinanza, ma ha deciso di non lasciare la sua abitazione «Siamo amici del fiume» Ingenti i danni al ristoro  

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SANTA CROCE. «Non molliamo certo per questo, per ora restiamo a casa». Mentre l’allarme ancora si diffondeva e l’onda di piena era ancora lontana, la prima abitazione minacciata dall’Arno era (come sempre) casa Ciaponi-Bonistalli.

L’ex sindaco leggeva l’ordinanza di sgombero di piazza Tazio Nuvolari e lungarno Tripoli, in pratica casa sua, mentre si montavano le paratie ai due ingressi dell’abitazione, e l’acqua centimetro dopo centimetro guadagnava terreno, fino al giardino dell’abitazione e a conquistare più o meno tutto il terrazzamento dove si trova il locale del circolo Canottieri, completamente invaso dalle acque già dalla mattina.

Il vicino ponte santacrocese, da sempre il più sorvegliato dei passaggi sopra l’Arno, non a caso è stato chiuso proprio nelle ore della mattina, prima che venissero chiusi uno dopo l’altro anche gli altri. «L’ordinanza è un atto dovuto, lo sappiamo. La nostra famiglia però è amica dell’Arno, siamo abituati a resistere da più di una generazione – racconta Osvaldo Ciaponi in serata, quando l’acqua è ormai arrivata praticamente alla soglia di casa ed il parcheggio di piazza Nuvolari è inondato – Una decina di anni fa ci ritrovammo in una situazione poco più lieve di quella che viviamo oggi. Nel 1992, invece, l’acqua arrivò dentro casa, appena sotto le finestre del piano terra. In pratica possiamo dire che questa è la situazione peggiore da allora, almeno qui da noi. Oggi non ne costruirebbero mai abitazioni in questa posizione, ma questa è qui da sempre. Abbiamo studiato persino l’impianto elettrico per venire incontro a queste eventualità, è tutto sopra le finestre. L’acqua non ci fa paura».

Situazione decisamente più complessa al ristoro dei Canottieri, completamente invaso dall’acqua. «Capita di trovarsi in queste condizioni – dice il titolare Filippo Labruna – I danni sono stati importanti, molto più gravi del 2014, quando il fiume arrivò dentro il capannino raggiungendo i 40 centimetri. Oggi siamo oltre un metro. Non ci scoraggiamo, ripartiremo anche stavolta. Aspettiamo che passi l’allerta per fare un calcolo dei danni». Nilo Di Modica

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