Proteste
Tra arte e scienza al museo della grafica, il nostro viaggio coi lettori
Visita guidata straordinaria per otto lettori a Palazzo Lanfranchi dove una mostra traduce in opere le più sensazionali scoperte della fisica
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PISA. Da sempre l’uomo si è interrogato sui misteri dell’esistenza e, tra questi, l’universo è tra i più affascinanti. Ed è proprio in questo settore che si addentra la mostra “Il ritmo dello spazio. Arte e scienza da Marconi alle onde gravitazionali”, ospitata nelle sale del Museo della Grafica di Palazzo Lanfranchi fino al prossimo 8 dicembre. Ieri pomeriggio, grazie all’iniziativa Noi Tirreno, otto lettori del quotidiano (Giulia e Luisa Ciucci, Roberto Spisni, Silvestro Labate, Monica Parisi, Umberto De Napoli, Fabio Gherardini e Angelica Katsanevas) hanno potuto ammirare l’esposizione con una guida d’eccezione, Stavros Katsanevas, curatore della mostra e direttore dell’European Gravitational Observatory (Ego). Presente anche il direttore scientifico del museo, Alessandro Tosi, che ha sottolineato la rarità della mostra, in grado di riunire a Pisa scienziati e artisti di straordinaria caratura. Un vero e proprio viaggio tra arte e scienza alla scoperta dello spazio, sulla scorta delle più recenti scoperte della fisica, a loro volta reinterpretate da artisti di fama internazionale.
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La mostra, infatti, si snoda tra installazioni, video, sculture, opere grafiche e fotografiche realizzate da autori tra cui Gorka Alda, Raymond Galle, Bertand Lamarche, Liliane Lijn e Tomàs Saraceno. Ma sono tanti i nomi di artisti, scienziati, intellettuali e centri di ricerca che hanno unito le proprie competenze per realizzare una mostra in cui i due “massimi sistemi” dell’arte e della scienza si intrecciano tra loro. Come spiega Stavros Katsanevas, «gli artisti non sono gli illustratori della scienza. Noi volevamo vedere un altro punto di vista, un modo simbolico di restituire la realtà. Qualche anno fa per la prima volta è stato possibile misurare la vibrazione prodotta dalla violenta fusione di due buchi neri. Quest’onda è stata misurata anche sotto forma di sequenze acustiche. Si tratta del suono, del ritmo dell’universo».
La mostra nasce in seguito alle più recenti scoperte fatte tra il 2015 e il 2017 dagli interferometri Ligo, negli Stati Uniti, e Virgo, a Cascina, che hanno rilevato le onde gravitazionali originate prima dalla coalescenza di due buchi neri e, solo tre giorni dopo, dalla fusione di due stelle di neutroni. Le scoperte che ne sono derivate hanno cambiato per sempre i concetti di spazio-tempo e di materia non soltanto da un punto di vista fisico, ma anche artistico. A mutare sono infatti le forme dell’arte e della società, dal momento che i “cosmi”, le dimensioni ordinate in cui viviamo, sono legate tra loro. L’universo assume così una forma “multi-messenger”, una pluralità di segnali in cui le vibrazioni spazio-temporali si accompagnano al tentativo di rappresentare visivamente l’universo. E anche la mostra è un viaggio multisensoriale, tra interferenze visive e sonore che si scambiano tra loro, tra forme e oggetti che si trasformano o luoghi spazio-temporali che si deformano.
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Tutto questo grazie alla straordinaria tecnologia che ha permesso a Virgo e Ligo di misurare per la prima volta le onde gravitazionali, anch’essa in parte esposta nel corso della mostra. Un’abilità artigianale che comincia da lontano, con i primi strumenti per l’emissione e la ricezione di onde radio, messi a disposizione per la sezione “storica” della mostra grazie alla stazione Marconi di Coltano. —
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