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Pisa

droga e minori  

Ragazza in coma, no al patteggiamento del pusher

Pietro Barghigiani
Ragazza in coma, no al patteggiamento del pusher

Respinta la pena di un anno e 8 mesi. Il gip aggrava le contestazioni all’imputato che regalò cocaina alla studentessa

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pisa. Un anno e 8 mesi? No, pena troppo bassa. Prima il pm Sisto Restuccia e poi anche il gip Donato D’Auria hanno respinto la proposta della difesa del tunisino in cella dall’agosto scorso con l’accusa di spaccio e lesioni come conseguenza di altro reato. È il pusher che cedette, lui sostiene di averla regalata, sul lungarno Mediceo una dose di eroina e cocaina a una studentessa 16enne che nel giro di qualche ora si sentì male finendo in coma. Dopo settimane di ricovero tra rianimazione e corsia, la ragazza è tornata a casa e ora sta bene.

Il sostituto procuratore Restuccia ha chiesto il rinvio a giudizio di Ahmed Nousaier, 29 anni, tunisino, difeso dall’avvocato Massimo Parenti. La famiglia della ragazza intende costituirsi parte civile ed è assistita dall’avvocato Flavio Costamagna.

L’ipotesi di patteggiare la pena è stata rifiutata da Procura e gip perché ritenuta troppo bassa. Nel corso dell’udienza preliminare il giudice D’Auria ha formalizzato la modifica dell’accusa per quanto riguarda l’ipotesi dello spaccio. Non più il comma quinto (da 6 mesi a 4 anni) della legge sugli stupefacenti, che disciplina lo smercio di lieve entità, ma il più severo comma uno (da 6 a 20 anni). È stata fissata un’altra udienza per discutere l’eventuale patteggiamento con una pena più alta e in caso di ennesimo rifiuto l’imputato finirà a processo. Nousaier ha ammesso da subito di aver ceduto la droga alla studentessa che poco prima aveva fatto il pieno di shottini al pub Amani in lungarno Mediceo. Era in lungarno Pacinotti con due amiche quando incrociò il pusher. «Sì, le ho dato la droga. La stavo sniffando per conto mio e lei con le sue amiche ha insistito. Non ho voluto soldi. Era la prima volta che la vedevo e non sapevo certo che fosse minorenne. Dall’aspetto non era affatto evidente» è stata la difesa dell’immigrato al momento dell’udienza di convalida dell’arresto. —

Pietro Barghigiani



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