Il Tirreno

Pisa

il giallo di varsavia

Video horror e una fine misteriosa, i genitori: «Diteci com’è morto Salvatore»

Pietro Barghigiani
Salvatore Cipolletti
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Salvatore Cipolletti

Ponsacco, l'appello della coppia decisa ad andare avanti nella ricerca della verità

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PONSACCO. Non temono di conoscere verità che un genitore non vorrebbe mai sapere. Qualunque cosa possa venir fuori non sarà mai più lacerante della perdita di un figlio. È la missione che il destino ha affidato con la condanna al dolore per la perdita del loro unico figlio ai genitori di Salvatore Cipolletti, il ponsacchino deceduto il 9 marzo dopo la caduta dal settimo piano di un palazzo nel centro di Varsavia.

Carmine e Mary hanno raccontato mercoledì ai giornalisti della trasmissione Rai “Chi l’ha visto?” lo strazio per la morte di Salvatore accompagnata dalle mille domande che la coppia si sta facendo da otto mesi. Non credono al suicidio mamma e papà del ventiquattrenne che aveva già comprato i biglietti per andare con gli amici a Praga dopo la tappa polacca. «Vogliamo sapere cosa è successo a Salvatore e come è morto. Vogliamo la verità su nostro figlio», è l’appello della coppia che non si rassegna a una fine che resta misteriosa per dinamica e contesto.

Complice anche una reticenza nella cerchia di amici presenti al momento dell’episodio nell’appartamento di Varsavia: un polacco, un croato e un italiano, Iacopo, di Lucca. I genitori sono decisi nell’andare avanti e aprire all’opinione non solo la vita palese di Salvatore, ma anche quella che nel corso delle indagini potrebbe prendere corpo in un’esistenza occulta e parallela. Nel loro cammino verso la verità i genitori sono assistiti dall’avvocato Andrea Di Giuliomaria. Il fascicolo sul caso è in carico alla Procura di Roma dopo che quella di Varsavia ha proceduto per istigazione al suicidio.

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Il lato oscuro della storia ha come base il conto in bitcoin intestato a Salvatore. Un’ombra alimentata anche dalla testimonianza di un amico del gruppo di cui faceva parte il ventiquattrenne che ha raccontato ai genitori della vittima, come anticipato dal Tirreno nell'edizione del 18 ottobre, di un giro di video di cadaveri da vendere sul mercato del dark web e pagati con bitcoin. E ha riferito in via informale di un contesto in cui le trasferte all’estero del gruppo di amici avevano il pretesto dei giochi di ruolo, anche se poi spesso i viaggi diventavano occasione per mettere insieme il materiale realizzato attraverso le telecamere GoPro. Filmati nei cimiteri con estumulazione delle salme da riprendere e offrire ai deviati del web. Dal giorno della morte del loro figlio i genitori hanno iniziato a conoscere un altro Salvatore. L’inchiesta potrebbe aggiungere altri contenuti alla storia sconosciuta del ventiquattrenne di Ponsacco. 

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