La manifestazione
L’intervista impossibile nella coppa mitropa
Come ha fatto Romeo, senza soldi e senza aiuti esterni, a portare il Pisa a competere per quindici anni con alcuni dei club più ricchi e blasonati del mondo? Fondamentalmente, secondo me, aveva tre qualità: un pelo sullo stomaco degno del corsaro Francis Drake (corsaro, badate bene, non pirata); una competenza calcistica paragonabile a quella di Allodi (Moggi è una categoria più in giù, Marotta due); e il carisma necessario ad indurre a credere che l’impossibile fosse possibile.
Tra i tanti aneddoti degli anni in cui ho avuto la fortuna di seguirlo, voglio ricordarne uno che mi resta impresso perché forse rappresenta un piccolissimo regalo che gli ho fatto, a fronte dei mille insegnamenti che lui ha regalato a me. Dopo una partita di Mitropa contro una squadra cecoslovacca (o ungherese? La memoria qui non mi assiste bene), l’allenatore avversario arrivò in sala stampa, ma nessuno lo considerava. Il Presidentissimo era lì e siccome con lui avevo millantato una buona conoscenza delle lingue straniere, mi chiese per favore di intervistarlo. Non potevo deluderlo. Risposi subito di sì e chiesi al mister: “Parla italiano?” “Ehm”. Secondo tentativo: “Do you speak english?” “Ehm”. “Habla usted espanol?” “Ehm”. Terrore, poi l’ispirazione: “Sprechen sie deutsch?”. “Ja”.
Gli feci l’intervista, eravamo tutti contenti e il giorno dopo uscì sul Tirreno. Solo dopo la pubblicazione mi resi conto che io non parlavo tedesco, ma soprattutto che non lo parlava neanche quell’allenatore. E quindi le mie domande, oltre che sgrammaticate, erano probabilmente insensate e le risposte erano sicuramente casuali. Ma il servizio sul giornale c’era. Un fatterello di poco conto, forse però aiuta a capire quel suo carisma inimitabile. —
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