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I cento anni di Erminia, friulana in Valgraziosa dopo le stragi di Tito

Pier Luigi Ara
I cento anni di Erminia, friulana in Valgraziosa dopo le stragi di Tito

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Calci. «Sono nata il primo novembre 1919. È passato un secolo e sono ancora qui». Erminia Gianantonio si racconta nel giorno del suo compleanno. Lucida e arguta, sfoglia l’album della sua vita intensa e travagliata. A farle festa i suoi cari, che le sono sempre vicini: il figlio Paolo Cucurati con la nuora, le adorate nipoti Claudia e Roberta, i quattro pronipoti Nicola, Leonardo, Aurora e Giorgia. Per l’occasione è arrivata la figlia Rosanna. «I miei due figli sono gemelli, hanno 74 anni. Io sono rimasta vedova nel 1988 quando è venuto a mancare Nicolino. Il nostro è stato un matrimonio felice. L’amore reciproco ci ha aiutato a superare momenti difficilissimi». E qui la centenaria si lascia trascinare dai ricordi mentre arriva il sindaco Massimiliano Ghimenti che con un mazzo di fiori esprime l’affetto dell’intera comunità. «La Valgraziosa mi ha accolta con squisita ospitalità – racconta –. E questo ha in parte attenuato le ferite morali e le sofferenze della guerra e del dopoguerra. Nata a Gemona nel Friuli, ho assistito alle tragedie della seconda guerra mondiale ma ho anche conosciuto un giovane finanziere divenuto poi mio marito. Dopo il matrimonio ci siamo stabiliti a Trieste e siamo stati testimoni delle atrocità delle bande del maresciallo Tito. Mio marito si è salvato quasi per miracolo mentre alcuni suoi colleghi sono stati presi e senza pietà gettati vivi nelle foibe».

Alla nonnina si riempiono gli occhi di lacrime, ma si riprende presto. È friuliana doc, temperamento forte, nonostante un secolo di vita vissuta. —

Pier Luigi Ara



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