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«Il mio viaggio controcorrente per Pisa al centro della Toscana»

F.L.
«Il mio viaggio controcorrente per Pisa al centro della Toscana»

Analisi e “confessioni” nel primo libro del consigliere regionale Antonio Mazzeo «Il Pd deve giocare all’attacco per vincere le regionali e riprendere la città»

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PISA. «Perché controcorrente? “Perché è stato un po’ il segno della mia vita personale e politica da quando, a 19 anni, ho lasciato casa e famiglia al Sud per venire a studiare a Pisa. Se mi sono candidato in consiglio comunale nel 2008 è stato solo grazie alle primarie volute dall’allora segretario comunale Nicola Landucci e nel 2015, tra chi ha corso per il consiglio regionale, ero l’unico che rappresentava davvero il cambiamento rispetto ad un sistema di relazioni e di “correntismo” consolidato da anni. Quello che, a consuntivo, ha contribuito anche a perdere Pisa nel 2018». Così Antonio Mazzeo, che inizia oggi a presentare al pubblico il suo libro “Controcorrente. Un viaggio nel cambiamento della Toscana”.

Mazzeo, un libro all’insegna della critica alla sua parte politica?

«Direi un libro che racchiude la mia analisi. Critica, certo, in alcuni aspetti. Ma anche doverosamente autocritica. Certamente, oltre ad un clima creato ad arte dalla destra, si sono sommati più fattori: i nostri litigi continui e le divisioni interne che hanno ritardato la scelta del candidato, l’indisponibilità a correre di autorevoli dirigenti di partito, ma anche la “chiusura” e la “sordità” al rinnovamento già emersa nel 2013, con una composizione della giunta comunale che rispondeva, per l’appunto, solo a logiche di corrente. Lo abbiamo pagato a caro prezzo cinque anni dopo. Fossimo andati di più controcorrente in quell’occasione, forse non sarebbe accaduto».

Oggi cosa significa andare controcorrente?

«C’è una corrente che spinge verso destra sia in città che nel Paese contro la quale dobbiamo opporre tutte le nostre energie archiviando, invece, ogni logica di corrente interna. Ma per fare questo serve un forte scatto in avanti da parte del Pd nazionale in termini di proposte e soluzioni concrete da offrire ai cittadini. Per questo tutta la seconda parte del libro è dedicata ai temi: ambiente, sanità, innovazione, infrastrutture, sicurezza. Raccontiamo il lavoro fatto e lo rilanciamo al futuro con nuove idee e nuovi progetti. Rivendicando le ottime cose fatte, ma avendo il coraggio di riconoscere e cambiare radicalmente quelle meno buone. Se a Pisa abbiamo perso è anche perché non siamo stati in grado di fare questo».

È la ricetta per le regionali del prossimo anno?

«Non basta l’antisalvinismo e non basta giocare in difesa altrimenti si finisce per prendere gol. Andare controcorrente in Toscana significa fare una campagna elettorale all’attacco guidata da un candidato presidente conosciuto, rassicurante e credibile. Se pensiamo di vincere facendo accordi a tavolino che guardano al passato non andiamo da nessuna parte. Replichiamo piuttosto il modello vincente di Firenze, Prato, Livorno e tanti Comuni della nostra provincia in cui abbiamo vinto le amministrative: candidato forte e una coalizione larga di centrosinistra che abbia il Pd al centro e vada dalle liste civiche di sinistra a Italia Viva».

All’inizio dice che questo libro è come un viaggio: quali le tappe salienti?

«La morte della piccola Giorgia in auto fuori dallo stabilimento Continental è stato il momento emotivamente più straziante. A suo papà Daniele promisi che avremmo fatto di tutto per dare un senso a quella tragedia e la legge sull’alert obbligatorio nei nidi in caso di assenze ingiustificate, finanziata dal consiglio regionale, è stata la risposta. In termini più generali, restano la soddisfazione di essere riusciti a reperire, dopo anni, le risorse per far partire i lavori del nuovo ospedale di Pisa e della tangenziale nord-Est, e le battaglie a fianco di sindaci e cittadini sia in difesa della geotermia sia per far rinascere il Monte Pisano devastato dall’incendio».

Quale messaggio spera di trasmettere con questo libro?

«Che non dobbiamo avere paura di uscire dalle stanze chiuse per rapportarci a viso aperto con le persone, con i loro problemi, le loro inquietudini e le loro domande. È così che si batte la destra, non a parole, né agitando solo fantasmi o limitandosi a rivendicare anni di buon governo. So bene che andare controcorrente è faticoso, ma quando si arriva alla meta la soddisfazione è decisamente più grande». —

F.L.

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