Attenzione
Tra Cavallo e Protti super sfida coi ricordi
Tuffo nel passato con le bandiere di nerazzurri e amaranto Il pisano: quella coreografia in mio onore comprata a Viareggio
livorno. «Nei derby non ci sono pronostici, la classifica si azzera e bisogna mettere in campo tutto quello che si ha. Tecnica, grinta, mestiere». Così Gerry Cavallo presenta Livorno-Pisa, a margine del minitorneo di Subbuteo (finito 2-2) fra le due città disputato nei giorni scorsi nel salone del Tirreno a Livorno, nel quale ha incrociato in punta di dito il rivale storico sul campo (ma grande amico) Igor Protti.
«Il derby - ricorda Cavallo - io non l’ho mai perso. L’ho giocato tre volte: due in campionato, con altrettanti pareggi, e una in Coppa, e lì vincemmo 4-2 anche se noi militavamo in serie C2 e loro in C1. In panchina c’era il compianto Clagluna, segnammo due doppiette con Gianluca Savoldi e Andreini » .
Uno di quei derby fu proprio all’Ardenza: «Stagione 1996-97, una sfida che mancava da vent’anni. Spalti gremiti, credo che ci fossero 18mila spettatori o giù di lì, e prepararono una coreografia con... un cavallo che simboleggiava me e il Pisa. Seppi tempo dopo che avevano fatto preparare la mia figura a Viareggio, dagli artigiani del carnevale, e speso due milioni di lire, mica male».
Fu una partita emozionante: «Bellissima. Livorno avanti con Bonaldi, pareggio nostro appena prima dall’intervallo con una gran punizione di Paolo Andreotti sotto la curva pisana».
Con l’ex capitano amaranto la rivalità è solo sul campo: «Siamo molto amici, è una grande persona. Insieme abbiamo organizzato la partita di beneficenza giocata a Livorno e abbiamo provato a rifarla anche a Pisa, ma ancora non è andata in porto».
Anche per Protti Livorno-Pisa è una partita diversa da tutte le altre: «Il mio amore per questa maglia è nato con la rete nel derby Primavera», ha raccontato.
«Era l’agosto del 1985» dice sorridendo. Gravitavo già nell’orbita della prima squadra sebbene fossi un Primavera. Romano Fogli mi aveva convocato con i grandi per la partita di Coppa Italia della domenica, ma mi prestò volentieri proprio alla Primavera che il sabato doveva affrontare il Pisa. Fu Rossano Giampaglia a chiedermi in prestito a Fogli perché in programma c’era il derby con il Pisa. Partii dalla panchina perché dovevo essere preservato per il giorno dopo. Si giocava sul campo del Livorno 9. C’erano quattro file di persone a vederci. Qualcuno, sul tetto del palasport. Rossano mi fece entrare a metà ripresa. Al 90’ in mezza girata colpisco male il pallone ma disegno un pallonetto imprendibile per il portiere Nista. Successe il finimondo. Pensai: questi sono tutti matti, ma a me i matti piacciono e iniziai a innamorarmi di questa maglia e di questa città».
Ha giocato sei derby, con un saldo di cinque vittorie e un pareggio, nel gennaio 2000 quando fu espulso dopo pochi minuti: «Evidentemente non ero riuscito a filtrare le mie emozioni. Giocai da ultras e questo fu negativo. L’essere tifoso della squadra in cui giochi deve essere un valore aggiunto, non un peso». —
A.Sc.
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