«Noi, donne di cultura modello e ispirazione della Barbie scienziata»
Ieri al teatro Verdi il dibattito “La scienza delle ragazze” ispirato dall’idea della Mattel di un nuovo modello di bambola per fronteggiare il “dream gap”
Pisa. Quattro scienziate e una giornalista a parlare di Barbie. E non della bambola bionda che rappresenta da 60 anni costume e moda interpretando via via il ruolo di ragazza di famiglia, fidanzata, astronauta, ginnasta, infermiera, top model, ballerina, hostess e via dicendo. Ieri, nella sala Titta Ruffo del Teatro Verdi, si è parlato di una versione che ancora non c’è: la Barbie scienziata. L’astrofisica Sandra Savaglio, l’esperta di data mining Fosca Giannotti, le docenti Chiara Bodei e Nicoletta De Francesco hanno dialogato con Concita De Gregorio sulla presenza, ancora insufficiente, delle donne nelle discipline stem (acronimo di scienze, tecnologia, ingegneria e matematica). Le quattro donne dell’Università di Pisa hanno presentato le loro esperienze di donne che non sono solo libere di essere scienziate ma col ruolo dimostrano quanto la scienza stessa possa avvantaggiarsi di una visione più ampia.
Il tutto ispirandosi al Barbie dream gap project di Mattel, che per i 60 anni della bambola ha deciso di creare una linea le cui protagoniste sono donne impegnate nel settore delle scienze con l’obiettivo di fornire alle bambine modelli alternativi per fronteggiare il dream gap, quel fenomeno che le porta a prediligere modelli non legati all’immaginario scientifico. «Anche perché – ha sottolineato la giornalista di Repubblica e radio Capital – tutte noi donne ci muoviamo in un mondo pensato per gli uomini e viviamo tutto questo come la norma. La Barbie scienziata può essere un modello per tutte le bambine».
Un modello come le donne protagoniste dell’incontro, il primo appuntamento di “La scienza delle ragazze” organizzati nell’ambito di “Informatica50”, il ciclo di eventi che celebra il mezzo secolo del corso di laurea in Informatica dell’ateneo pisano, primo in Italia e catalizzatore di talenti e trasformazioni tecnologiche.
E proprio del suo ruolo di donna e insegnante di informatica ha parlato Bodei, che nasceva a Pisa negli stessi anni in cui partiva il primo corso di informatica. Giannotti ha invece raccontato il suo mondo virtuale e il suo lavoro da «minatore dei dati prodotti dalle persone quando usano gli strumenti informatici». De Francesco si è concentrata sulla sua decisione di iscriversi a informatica in un’epoca in cui farlo era come scuotere il mondo e poi, da docente, come ha dovuto «combattere con lo stereotipo delle donne incapaci di affrontare un ragionamento astratto».
E se Savaglio ha spiegato come le difficoltà per le donne non ci siano solo in Italia, «anche in Germania c’è più di un problema», l’incontro si è concluso con la speranza che la Barbie scienziata non solo diventi una realtà ma possa prendere ispirazione dai racconti delle cinque studentesse delle classi quarte e quinte del Santoni di Pisa che hanno raccontato sul palco i loro sogni di future donne di scienza.
L’incontro è stato aperto da Elettra Stradella, docente del dipartimento di Giurisprudenza e presidente del Comitato unico di garanzia dell’Ateneo, e avrà un seguito l’11 novembre con l’edizione pisana di Coding girls, la gara di programmazione dedicata alle ragazze delle scuole superiori, promossa dalla Fondazione mondo digitale e dall’ambasciata degli Stati Uniti in Italia, in collaborazione con Microsoft Italia, per favorire il raggiungimento delle pari opportunità nel campo dell’informatica e della tecnologia. —
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