Il Tirreno

Pisa

la storia non a lieto fine 

Matrimonio gay al capolinea, prima separazione in provincia di Pisa

Pietro Barghigiani
Matrimonio gay al capolinea, prima separazione in provincia di Pisa

Presentata in Tribunale la richiesta di scioglimento dell’unione civile A Palazzo Gambacorti la cerimonia fu celebrata nel febbraio 2017

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PISA. La novità fu quella di potersi “sposare” tra persone dello stesso sesso. Quello che alla fine nuovo non è riguarda l’epilogo dei matrimoni che unisce nei destini etero e gay: la fine di una storia.. Il progetto di vita comune di uno straniero di 28 anni e un italiano di 40, iniziata nel febbraio 2017 a Palazzo Gambacorti, in Tribunale ha trovato il suo formale capolinea.

È il primo caso provincia, secondo l’avvocato Roberta Rossetto che ha seguito lo scioglimento dell’unione civile con il mandato dei due clienti ormai diventati ex unionisti. Un voltare pagina per prendere strade diverse avvenuto in modo consensuale senza strascichi rabbiosi che spesso avvelenano le code di legami interrotti. In questo caso la consapevolezza di non poter andare avanti ha spinto i due a rivolgersi al legale matrimonialista per definire l’aspetto burocratico della loro storia d’amore ormai naufragata. L’udienza si è svolta davanti al presidente della sezione civile del Tribunale, Nicola Antonio Dinisi.

Gli strumenti legislativi fanno capo alla legge 76 del 2016, la cosiddetta Legge Cirinnà, dal nome della senatrice del Pd a cui si deve l’introduzione delle unioni civili, anche tra persone dello stesso sesso.

«Abbiamo proceduto allo scioglimento perché i due non andavano più d’accordo – spiega l’avvocato Rossetto –. E come succede anche nelle coppie etero quando il matrimonio non funziona ci si lascia. In questo caso siamo di fronte a un’unione civile, ma certi passaggi non cambiano nell’obiettivo che si vuole ottenere. La prima tappa è stata quella amministrativa con il deposito in Comune della richiesta di scioglimento dell’unione civile. Lo abbiamo fatto con un documento a firma congiunta nel settembre 2018. I miei clienti hanno manifestato con un atto scritto la volontà di sciogliere l’unione civile».

Nel frattempo le cose tra i due non sono migliorate. Hanno provato a capire se ci poteva essere la possibilità di una ripartenza, ma ormai interessi e valutazioni personali non prevedevano più una storia condivisa.

«Con il ricorso congiunto depositato in Tribunale, in assenza di una ripresa della convivenza, si arriverà alla dichiarazione di cessazione degli effetti civili del matrimonio – conclude la legale –. Il provvedimento definitivo sarà depositato tra un mese circa. Dopo l’atto depositato in Comune la storia non è ripartita e, quindi, quello che abbiamo fatto in Tribunale ha gli stessi effetti di un divorzio diciamo tradizionale».

L’avvocato Rossetto è la responsabile della sezione di Pisa dell’Ami, l’associazione matrimonialisti.

«Di sicuro è il primo caso di scioglimento di un’unione di civile a livello amministrativo e ora anche civile in Tribunale – spiega –. Secondo la mia esperienza e quella dei colleghi presumo che possa essere il primo o tra i primi anche in Italia». —

 

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