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Pisa

tesori da salvare 

Chiesa di San Francesco, lavori a rilento «Da un anno non sappiamo più niente»

Carlo Venturini
Chiesa di San Francesco, lavori a rilento «Da un anno non sappiamo più niente»

La denuncia di Italia Nostra: «A queste condizioni inutile chiedere alla Francia di restituirci le opere di Giotto e Cimabue»

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Giotto e Cimabue da Pisa al Louvre come bottino napoleonico ma non si può chiedere la restituzione finché non parte il restauro di Chiesa di San Francesco.

È forse questo il più importante “effetto collaterale” dei ritardi nel progetto di restauro della chiesa appartenente al demanio, e chiusa dal 2016. «Faccio un accorato appello alla sovrintendenza ed al sindaco Conti affinché forniscano a noi ed alla cittadinanza tempistiche certe sulla conclusione dei restauri della chiesa perché da almeno un anno, non se ne sa più nulla». L’appello è lanciato dal presidente della sezione pisana di Italia Nostra, Gabriele Del Guerra che annuncia anche la costituzione all’interno dell’associazione, di un “osservatorio” formato da quattro persone che monitorino l’avanzamento dei lavori. Lavori che, stando a parrocchiani e residenti, stanno incontrando difficoltà. Italia Nostra, non vuole intralciare l’operato della Sovrintendenza, ma vuol portare avanti una battaglia che dovrebbe vedere l’impegno corale dell’intera città, e cioè quella di riportare a Pisa, la tavola delle Stigmate di San Francesco di Giotto e La Madonna in trono di Cimabue. Entrambe rappresentavano il “tesoro” di San Francesco cosa che molti pisani ignorano, ma oggi, purtroppo, rappresentano il tesoro del Louvre. «L’unica opera di Giotto presente al Louvre, è proprio la pala trafugata in epoca napoleonica, e fu un vero e proprio furto riconosciuto da tutti, tant’è che ci fu anche una sommossa dei pisani in occasione del trasporto» dice Del Guerra. La pala è di ben quattro metri ed è tra le pochissime firmate (Opus Jocti Florentini) dallo stesso Giotto. Immaginate cosa vorrebbe dire per l’intera città riappropriarsi di quelle due opere. «Purtroppo ci sembra una cosa ridicola procedere con gli studi e le procedure per la restituzione, se la chiesa è chiusa e non si sa quando riaprirà» continuano da Italia Nostra. «Mentre alcune opere portate via da Napoleone sono state oggetto di baratto, di scambio, di vendita da parte dei privati come successe con lo smembramento del polittico di Masaccio della chiesa del Carmine, nel caso della pala di Giotto e dell’opera di Cimabue si trattò solo di una spoliazione tant’è che finita l’epopea napoleonica, la pala poteva essere riportata a Pisa ma si addussero problematiche economiche e di sicurezza del trasporto vista appunto la monumentalità dell’opera». L’esercito napoleonico portò via da Pisa nove opere da Benozzo Gozzoli al Sodoma, con la spoliazione del Duomo, di Santa Croce in Fossa Banda e San Paolo all’Orto. La cosa che sorprende è che i lavori di restauro di San Paolo a Ripa d’Arno a Pisa sono proceduti celermente con un costo di oltre 3 milioni di euro, 850mila dei quali finanziati dalla Fondazione Pisa e 590mila dalla Cei. Quella chiesa è dell’Arcidiocesi che forse ha saputo fare meglio da collante tra i vari interlocutori. «Non è questo il tempo di fare allusioni bensì di fare squadra, di procedere celermente al restauro comunicando lo stato degli avanzamenti dei lavori. In quella chiesa, c’è poi il sepolcro monumentale dei Della Gherardesca che contribuirono alla nascita dell’Università cosa questa che dovrebbe coinvolgere anche quell’istituzione» dice Del Guerra. Il problema è che forse non tutta la città ha capito l’importanza socio culturale di quell’edificio religioso. «Anche il sepolcro dei Della Gherardesca è stato smeMbrato tra Camposanto e MuSeo del Duomo e si potrebbe in realtà ricollocarlo nell’orIginaria sede ma tutto è fermo per ritardi e mancanza di comunicazione sul proseguo dei lavori in San Francesco» conclude Del Guerra. —

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