Il Tirreno

Pisa

«Lacuna da colmare per ridare alla città il decoro perduto»

«Lacuna da colmare per ridare alla città il decoro perduto»

Ewa Karwacka Codini, docente di Storia  dell’architettura dell’Università di Pisa 

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l’intervento

«I lungarni di Pisa sono i luoghi in cui elementi architettonici ed artistici di altissima qualità, appartenenti a diverse epoche storiche ed armoniosamente unite tra loro, si integrano inscindibilmente con il fiume, abbracciando il suo inarcato corso. Sono dunque un significativo fulcro dell’identità urbana», scrive Ewa Karwacka Codini, docente di Storia dell’architettura dell’Università di Pisa. «Un’armoniosa unione - prosegue - tra l’Arno (con i suoi ponti) e le quinte sulle sue sponde: una veduta incomparabile. Acquisita nei secoli, essa risale all’epoca comunale del medioevo e vide la rivisitazione medicea, le integrazioni leopoldine ed altre successive, tutte mirate a garantire l’integrità dell’edificato e migliorare il decoro urbano. Ma oggi, purtroppo, il vuoto postbellico interrompe la continuità della quinta sul lungarno Galilei, intaccando l’armonia prospettica e riducendo significativamente il suo splendore che ha suscitato nei secoli stupore ed ammirazione».

Oltre otto e mezzo secoli fa l’Arno divenne l’asse portante della nuova forma urbis. «È durante il governo mediceo - prosegue - che il lungarno passò da centro economico a centro rappresentativo e nei secoli successivi ha visto il rafforzamento di questo ruolo. Sotto i Lorena, che come i Medici fissarono la propria residenza sulle sponde del fiume, i lungarni divennero un vero palcoscenico della vita pubblica e privata. Oltre agli interventi architettonici e urbanistici volti all’abbellimento (l’ammodernamento del Palazzo Pretorio, la costruzione del Casino dei Nobili) si aggiunsero quelli della riqualificazione della zona della Fortezza Nuova che vide la costruzione degli edifici residenziali della famiglia Chiesa e la trasformazione dell’area retrostante in un giardino (detto poi Giardino Scotto). Con la realizzazione dei cosiddetti Tre Palazzi Chiesa, la quinta del lungarno fu armoniosamente prolungata verso est».

«Sfortunatamente questa bellissima scenografia urbana - aggiunge - è stata lacerata dalla distruzione di alcuni palazzi durante la Seconda guerra mondiale. Alcune parti sono state riparate negli anni Cinquanta e Sessanta, altre sono state ricostruite in tempi recenti, ma una “ferita” resta sul lungarno Galilei: quella del Palazzo Chiesa, che ancora oggi si trova nello stato della rovina».

«Ci auguriamo che si possa finalmente colmare questa lacuna, restituendo la continuità alla quinta di questo tratto del lungarno che è indispensabile per riportarlo al suo consolidato bell’aspetto, ma anche a ridare alla città il decoro perduto. Al desiderio qui espresso si associa anche Italia Nostra, Sezione di Pisa. Tale questione - conclude Ewa Karwacka Codini - si iscrive nella problematica più ampia della complessiva valorizzazione dei lungarni e del circuito museale qui presente, delle prospettive dopo la recente inaugurazione del Museo delle navi antiche, del decoro urbano e ancora più in generale dell’offerta culturale che va oltre Piazza dei Miracoli». —



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