Gioco
Il Pd si schiera con la famiglia De Felice: «Una lezione di intransigente coerenza»
Si moltiplicano le voci contro la volontà della giunta Conti di equiparare l’ex Pci con il fondatore dell’Msi Giuseppe Niccolai
PISA. La giunta presieduta dal sindaco Michele Conti non potrà non tenere in considerazione la dura e netta presa di posizione della famiglia di Giuseppe De Felice, il membro del Comitato Centrale del Pci al quale l’amministrazione comunale di centrodestra a trazione leghista vorrebbe intitolare una rotatoria a Marina di Pisa. Così come vorrebbe fare con il fondatore del Movimento Sociale Italiano Giuseppe Niccolai. De Felice e Niccolai, appunto. Insieme. Messi sullo stesso piano. Indicati entrambi come dei virtuosi politici. La figlia di De Felice, Michela, in questo contesto di falso e discutibile bipartitismo, non vuole alcuna rotatoria col nome del padre e ha affidato ieri il suo sfogo a Il Tirreno: «Sono due personaggi – ha detto – da tenere ben distanti. Avvicinarli significherebbe infangare la memoria di mio padre e questo la nostra famiglia non può certo accettarlo».
IL PD CON I DE FELICE
Il gruppo consiliare del Pd prova a fare chiarezza. «La giunta Conti, dopo quasi un anno e mezzo dalle elezioni del giugno 2018, riscopre che una mozione approvata dal consiglio comunale il 9 aprile 2013, cioè più di sei anni fa, è rimasta inevasa, non ha prodotto cioè alcuna conseguenza.Una mozione con cui si invitavano “il sindaco e la giunta a dedicare, individualmente, a ciascuno dei tre personaggi (Giuseppe De Felice, Carlo Ciucci e Giuseppe Niccolai, ndr) un luogo significativo della città” e questo perché si riteneva “importante richiamare esempi significativi di “buona politica”. Questi i fatti. Qualche domanda – fa notare il capogruppo Giuliano Pizzanelli – sorge però spontanea: perché si riscopre una mozione dopo che è trascorso così tanto tempo dalla sua approvazione e dalle ultime elezioni amministrative? Quale messaggio si vuole dare oggi? Nel 2013 la mozione era stata approvata in modo certamente inconsueto: su 41 consiglieri solo 12 favorevoli, 13 tra astenuti e contrari, ben 16 assenti e tra questi il sindaco Marco Filippeschi. Forse, dopo così tanto tempo, sarebbe stato molto più opportuno un riesame della stessa mozione da parte dell’attuale consiglio piuttosto che una sua burocratica applicazione. E poi sarebbe stato certamente molto utile raccogliere anche le opinioni e le valutazioni dei familiari di Giuseppe De Felice, Carlo Ciucci e Giuseppe Niccolai per avere un quadro più completo della situazione e soprattutto perché, pur essendo figure di indubbio rilievo pubblico, i veri custodi della loro memoria sono sicuramente e innanzitutto i familiari con cui avevano trascorso una vita e con cui magari avevano condiviso momenti di gioia e di difficoltà. D’altra parte questa mozione, al di là di quanto scritto nel testo, contiene un messaggio politico molto chiaro: oggi le contrapposizioni del passato non hanno più alcun senso! E questo non è assolutamente vero per tutti e addirittura finisce anche per tradire coloro che quelle contrapposizioni le hanno vissute con profonda convinzione sia quando si legavano alle idee di giustizia sociale e libertà democratiche della sinistra, sia quando si fondavano sui valori della dottrina cristiana, sia quando affondavano nelle convinzioni della destra più estrema e del fascismo». Pizzanelli vuole essere ancor più chiaro: «De Felice, Ciucci e Niccolai non avrebbero probabilmente mai accettato la logica di una loro assimilazione dietro una generica ipotesi che tutti e tre avevano praticato la “buona politica”». Da parte del Pd arriva inoltre il forte e sincero apprezzamento per i familiari di Giuseppe De Felice «che, con la loro scelta di non adeguarsi a quanto votato dal consiglio comunale, hanno impartito ancora una volta una grande lezione di intransigente coerenza. E un grazie all’Anpi che ci ha ricordato come sia nata, dopo anni difficili e bui, la democrazia in Italia, come abbia trovato un suo fondamento nella Costituzione, come sia oggi ancora importante distinguere tra fascismo e antifascismo».
«COSTITUZIONE CALPESTATA»
Il Partito Comunista e il Fronte della Gioventù Comunista parlano di “Costituzione calpestata”. «Niccolai – ricordano – era uno di quelli che si dichiaravano fieramente fascisti: esponente pisano del Movimento Sociale Italiano, ancora giovanissimo combatté come volontario in Libia durante la seconda guerra mondiale per poi essere eletto nel consiglio provinciale di Pisa e per due volte alla Camera dei Deputati nelle file del suo partito, dove si distinse per delle proposte dal carattere spiccatamente reazionario. Si tratta di una mozione infame che calpesta la costituzione, i valori della nostra città e la memoria di Franco Serantini, morto appena ventitreenne proprio per impedire al fascista Niccolai di tenere un comizio nella nostra città. Il Fronte della Gioventù Comunista non ci sta! Esprimiamo tutta la nostra rabbia per una simile provocazione e rinnoviamo il nostro impegno nel dare battaglia a questa giunta tanto reazionaria».
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