Il Tirreno

Pisa

Vittime di violenza e risarcimenti: «La norma non è equa e adeguata»

Amanda Fincatti

Parlano i giudici di Cassazione che hanno fatto ricorso alla Corte di giustizia europea per la legge italiana in materia

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Pisa. La Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa ha ospitato ieri il convegno intitolato “Violenza di genere: il sistema italiano di indennizzo al vaglio della Corte di giustizia europea”.

Al tavolo di discussione Giacomo Travaglino ed Enzo Vincenti della Corte di Cassazione, Anna Loretoni, preside della Scuola Sant’Anna e le docenti Gaetana Morgante, Valentina Bonini e Elettra Stradella. Ha moderato la giornalista del Tirreno Ilaria Bonuccelli. Al centro del dibattito il “listino della vergogna” che prestabilisce valori irrisori di indennizzo nei confronti delle vittime di reati intenzionali violenti. A stimolare la discussione il caso di una donna che nel 2005 è stata sequestrata ed stuprata per due giorni a Torino, la quale, ricorrendo alle stanze della giustizia ha denunciato l’aggressione. La donna riesce a far condannare i due assalitori a 10 anni e 6 mesi di carcere oltre che ottenere un risarcimento provvisionale nel valore di 50mila euro. Ma non finisce qua la storia poiché gli aggressori evadono dal carcere, trovandosi tutt’ora in condizione di latitanza. La vittima di questo episodio di estrema violenza non viene risarcita per la cifra stabilita dal tribunale. E ha rifiutato anche il risarcimento offerto dallo Stato pari a 4800 decidendo invece di rivolgersi - ed ora con lei anche i giudici di Cassazione - all’Unione Europea che dal 2004, con l’approvazione della Direttiva 2004/80/CE, obbliga gli Stati appartenenti a risarcire le vittime di reati intenzionali violenti.

L’Italia, dopo essere stata condannata nel 2016 dall’Unione Europea per mancata applicazione della direttiva sull’indennizzo generalizzato per le vittime di reati intenzionali violenti, ha attuato la direttiva, ma il problema è che la legge sui ristori generalizzati si accompagna al decreto interministeriale del 2017 con il “listino della vergogna”. Un prezzario che prevede che le vittime di stupro siano risarcite dallo Stato con 4800 euro, si sale a 7200 le vittime di femminicidio, se invece parliamo di vittime di maltrattamenti e lesioni il listino prevede 3000 euro.

«Oggi è un giorno particolarmente importante perché ospitiamo i due giudici di Cassazione che hanno sollevato la questione di compatibilità tra la nostra normativa interna di indennizzo alle vittime dei reati violenti, per quello che ci riguarda la violenza di genere, e la normativa europea», spiega Gaetana Morgante. Dopo il rifiuto da parte della vittima di stupro in questione di accettare i 4800 euro proposti dallo Stato italiano il procedimento è arrivato alla Corte di Cassazione. E la Cassazione ha ritenuto necessario proporre alla Corte di giustizia dell’Unione Europea una questione di interpretazione riguardo proprio all’inadempimento da parte dell’Italia dei doveri derivanti dell’appartenenza all’Unione Europea, primo tra tutti quello fondamentale di implementare i principi di uguaglianza e non discriminazione previsto dalle fonti europee, del trattato sul funzionamento dell’UE e dalla carta dei diritti fondamentali, come spiega la docente.

Come osservato da Vincenti, che ha steso l’ordinanza di rinvio, la grande discrezionalità di cui godono gli Stati appartenenti all’Unione Europea ha portato la Cassazione a verificare le scelte interpretative prese dal legislatore italiano, poiché il Decreto interministeriale del 2017 (e l’allegato “listino”) «non è ne equo, ne adeguato». «In quest’ottica il collegio ritiene i principi generale di uguaglianza e di non discriminazione fondanti per le strutture dell’Unione, e attraverso questi principi si può assicurare il riequilibrio di tutte le posizioni dei soggetti del sistema giuridico dell’Unione per evitare discriminazioni». La risposta attesa è quella finalizzata a garantire l’effettiva tutela per le vittime di reati intenzionali violenti in modo equo ed adeguato, assicurando il principio della certezza del diritto. «Vedremo quale sarà la posizione della Corte di Giustizia europea», conclude il giudice. —

Amanda Fincatti



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