Sicurezza
«Papà non ci ha mai picchiate» Le figlie ritrattano le accuse
L’uomo è in carcere da un mese con la contestazione di aver venduto una ragazza per un matrimonio combinato incassando 12mila euro
PISA. «Non è vero che nostro padre ci picchiava. E non è vero neanche che ci minacciava se non avessimo sposato chi voleva lui. Abbiamo detto quelle cose perché eravamo pressate dai nostri fidanzati romeni. Sono stati loro a volerci mettere contro papà».
Le figlie del 46enne bosniaco in carcere dal 20 settembre hanno ritrattato le accuse che sono state alla base dell’arresto del genitore. Lo hanno fatto davanti al gip Donato D’Auria (pm Egidio Celano) e al difensore dell’indagato, l’avvocato Carlo Lombardi.
«Vogliamo premettere che quello che diciamo oggi non ci è stato imposto da nessuno – è stato l’esordio –. Ora diciamo la verità che non è quella dei mesi scorsi perché fummo costrette a dire certe cose». Le dichiarazioni sono state acquisite attraverso l’incidente probatorio che a questo punto ha validità di prova in un futuro eventuale processo a carico del rom domiciliato in un camper a Coltano.
L’avvocato Lombardi al termine dell’udienza annuncia la richiesta di revoca della custodia in carcere per il suo cliente con i domiciliari. «Se il gip dovesse respingere l’istanza ci rivolgeremo al Tribunale del Riesame» spiega il legale che prende atto delle versioni opposte consegnate dalle due figlie, di 21 e 19 anni, del 46enne al giudice che aveva firmato l’arresto in carcere per sequestro di persona continuato, maltrattamenti, calunnia e, prima misura applicata in Italia con l’introduzione del “codice rosso” ad agosto, anche per costrizione e induzione a contrarre matrimonio.
«La ragazza poi andata in sposa l’11 settembre al giovane indicato dal padre vive con il marito a Bologna senza alcuna problema – afferma l’avvocato –. La sorella si vede ancora con l’allora fidanzato romeno da cui aspetta un bimbo. Hanno spiegato di non aver subìto alcuna costrizione nella ritrattazione delle accuse».
L’arrestato ha sempre respinto le accuse di aver venduto per 12mila euro la figlia di 21anni a un cugino che voleva sposarla. Un matrimonio imposto e combinato tra i padri degli sposi. Quei soldi il padre della sposa ha sottolineato che erano la dote per le nozze come è in uso nella comunità rom.
Agli atti dell’indagine della squadra mobile ci sono le intercettazioni arricchiscono gli argomenti dell’accusa. La mamma dice alla figlia più piccola in fuga: «Hai saputo che abbiamo picchiato...? (la sorella più grande, ndr)». Sempre la mamma si rivolge a un’amica: «Sì, le ha tagliato i capelli e l’ha picchiata» riferendosi al comportamento del padre sulla figlia 21enne che non voleva sposare il cugino. Un’indagine rapida nata proprio dalla denuncia di sequestro di persona fatta dal 46enne contro i due fidanzati romeni dell’epoca delle figlie. Per la polizia non erano state rapite, ma erano in fuga dal padre-padrone. Ieri lo scenario è mutato con le ritrattazioni delle parti offese. —
P.B.
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