Toscana
«È facile da raggiungere» Per questo Clemente VI fondò l’Università in città
La traduzione della bolla che istituì l’Ateneo, effettuata per la prima volta dopo secoli, svela la rendita di posizione di cui la città gode ancora
Oggi come nel Medioevo, Pisa gode di una rendita di posizione. Dopo più di 650 anni, è stata tradotta in italiano la bolla pontificia di Clemente VI che nel 1343, fonda lo “Studium generale” pisano cioè l’Università di Pisa. Il fatto è storico da un lato, e sociologico dall’altro. Il tutto è avvenuto per caso, per una svista, per una dimenticanza che si è protratta per quasi sei secoli. Ed in questo “caso storico” è inciampato il regista, l’ideatore dello straordinario docufilm “La Sapienza night experience” , Lorenzo Garzella che nella notte di Bright ha video mappato le pareti della Sapienza riscuotendo successo e partecipazione emotiva.
Chi era lì, quella sera ha potuto ascoltare la voce senza tempo dell’attore Paolo Giommarelli che leggeva la bolla papale in italiano. «Davo per scontato che l’ateneo avesse la traduzione del suo atto fondativo – dice Garzella – e con tranquillità, ho chiesto che mi venisse inviata via mail. Passa un po’ di tempo e mi rispondono dall’ateneo che, ecco, la bolla non era mai stata tradotta». Mai? Forse era andata perduta. Forse era impolverata su qualche scaffale nei meandri di chissà quale biblioteca di ateneo. «No, no. Nessuno si era mai preso la briga di sapere che cosa scrivesse il papa, e perché fondasse uno studium un’università proprio a Pisa», spiega ancora Garzella.
A tutti dunque, è sempre bastato mettersi sotto l’ombrello rassicurante e di sicuro impatto, della frase “In supremae dignitatis” che però, è solo l’incipit della stessa bolla. Dopo quell’incipit, c’è una pagina e mezzo di frasi vergate da Clemente VI, righe in cui si mette nero su bianco perché Pisa si cinga di alloro. Scatta l’operazione traduzione. «Ho coinvolto con l’assenso dell’ateneo Paolo Pontari, professore tra i massimi latinisti medievali. Anche lui si è stupito della mancata traduzione, e si è messo al lavoro anche se manca ancora un’altra bolla, suppongo quella del rettore affinché quella traduzione possa essere ufficiale. Ma di fatto la traduzione è quella. Si tratta di una paginetta»: spiega il regista.
E cosa è venuto fuori? Quali i motivi per incensare Pisa come sede universitaria? Era un crogiuolo di menti illuminate? «No. Pisa fu scelta per la sua logistica. Era facilmente raggiungibile da terra e da mare». Quindi solo per “una grazia” geografica? «Praticamente sì. Poi si aggiunge anche che la città è nota per la sue bellezze artistiche. C’era già la piazza del Duomo». Nient’altro? «C’erano tante case. Era quindi facile trovare casa». A pagamento, ieri come allora. E come allora, la logistica, la posizione geografica fa di Pisa un luogo eletto che vive di rendita di posizione come alcuni suoi residenti che da generazioni affittano appartamenti e fondi. Pisa oggi come allora. Se non per un’eccezione, un fenomeno del tutto contemporaneo e recente: la malamovida. «Nel mio documentarmi per il video sulla Sapienza – continua Garzella –, scopro che i Medici quando riaprirono l’ateneo pisano, lo fecero perché a Pisa c’era la giusta serenità e tranquillità per studiare, l’aria era salubre ed il clima più mite. Firenze invece era caotica, Bologna e Padova un po’ troppo lontane da Firenze»: continua Garzella.
La memoria dunque ci riporta a duplice filo, alla contemporaneità. «La memoria non è un bagaglio: è un’onda che va coltivata senza rimanere neutri e va onorata divulgandola, in maniera non noiosa, e coi mezzi tecnologici di oggi. Dobbiamo essere capaci di sfidare i video games. Le nuove generazioni coltiveranno la memoria dell’alluvione di Firenze guardandola con visori 3D». –
Carlo Venturini
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