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La cerimonia 

Ambrosio e l’anno della Normale «Siamo feriti, ma più che vivi»

Giuseppe Boi
Ambrosio e l’anno della Normale «Siamo feriti, ma più che vivi»

Il rettore fa il bilancio del 2019: «Vissuta una crisi istituzionale senza precedenti» Poi parla dei vincoli di bilancio e annuncia «meno assunzioni e più collaborazioni»

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Soldi, assunzioni, classifiche e faide interne. «Sentirei di essere reticente se questo mio discorso inaugurale non esordisse dalla crisi istituzionale senza precedenti che abbiamo vissuto nei mesi scorsi», è l’incipit del discorso di Luigi Ambrosio per l’inaugurazione del primo anno accademico da direttore della Scuola Normale superiore. E il professore non si limita a sottolineare «l’importanza cruciale della condivisione, la forza della comunità e le grandi potenzialità» dell’istituto universitario per eccellenza, ma sottolinea come queste possano «esprimersi al meglio solo se la Scuola sarà in grado di affrontare e risolvere alcune criticità».

A partire proprio dal caso esploso dopo l’idea, poi abortita, di aprire una succursale a Napoli e proseguito con le dimissioni tra le polemiche dell’ex rettore Vincenzo Barone. «La Scuola ha vissuto mesi difficili, nei quali tutti ci siamo interrogati e abbiamo discusso a lungo su cosa fosse meglio fare – ha ricordato Ambrosio –. Come sappiamo, le crisi aiutano a crescere, e questo vale per gli individui come per le comunità e le istituzioni. Siamo stati messi alla prova e ne siamo emersi con alcune ferite».

Ferite a cui si è aggiunto il sale, proprio nei primi giorni del mandato di Ambrosio, dell’esclusione della Normale dalle prime 200 università al mondo nella classifica globale degli atenei stilata dalla Quacquarelli Symonds. «Credo che la buona salute di un ateneo, in particolar modo di uno così particolare come la Normale, si misuri anche attraverso molti parametri – è la difesa del rettore –. Per esempio, la volontà e la capacità di incidere sul proprio contesto. Questa è ormai diventata la “terza missione” dell’università: non soltanto formare le nuove generazioni e far avanzare le nostre conoscenze, ma condividere i nostri strumenti formativi con una platea più vasta di cittadini e cittadine».

Un ruolo riconosciuto dal sindaco Michele Conti che, nel suo saluto ha ricordato come la Normale e le altre università «rappresentino un asset fondamentale della vita sociale ed economica della città». Un peculiarità estesa a tutta la Toscana dalla vice presidente della Regione Monica Barni e richiamata da una degli ospiti d’onore, la senatrice a vita Elena Cattaneo che nella sua lezione ha sottolineato come «la passione sia il vero motore della conoscenza».

L’istruzione ha però bisogno di soldi. «Questo governo ha acceso un faro sulla ricerca annunciando investimenti», ha detto la senatrice Cattaneo a margine della cerimonia. Parole che non sembrano rassicurare Barone: «Stiamo sperimentando vincoli sempre maggiori che non sono determinati dalla disponibilità di posti in organico ma da obblighi di bilancio – ha sottolineato –. Dobbiamo puntare su una politica prudente di assunzioni, che usi fondi e finanziamenti non ministeriali. Al tempo stesso la crescita dovrà avvenire più attraverso le collaborazioni che con un aumento dell’organico». Insomma, cercasi nuovi docenti, ma precari. —

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