Il Tirreno

Pisa

il caso 

«Fulgencio è detenuto sotto false accuse»

Danilo Renzullo

Altro no alle visite nel carcere della Guinea Equatoriale L’avvocato: atto gravissimo, la politica deve reagire subito

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PISA. «L’arresto di Fulgencio rappresenta il colpo di coda di un regime agli sgoccioli». È stata la presunta firma di un accordo politico tra i ribelli “europei” e quelli africani a far scattare l’arresto e la condanna a quasi 60 anni di carcere per Fulgencio Obiang Esono, l’ingegnere 49enne originario della Guinea Equatoriale, da oltre 30 anni residente a Pisa, accusato di aver partecipato all’organizzazione di un presunto colpo di Stato volto a rovesciare il potere di Teodoro Obiang Nguema Mbasogo, il dittatore alla guida del Paese dal 1979.

Con un ricorso al secondo grado di giustizia della Guinbea Equatoriale, l’avvocato Ponciano, legale dell’ingegnere, insieme all’avvocato Corrada Giammarinaro, difensore della famiglia, tende a rovesciare le accuse secondo le quali l’ingegnere sarebbe stato nominato “rappresentante” dei dissidenti europei. Un ruolo che avrebbe spinto Obiang Esono a raggiungere Lomé, la capitale del Togo dove è stato arrestato nel settembre 2018, per incontrare i leader locali dell’opposizione, stringere un patto e pianificare i dettagli del colpo di Stato che avrebbero dovuto concretizzare il 12 ottobre dello scorso anno.

A Lomé, l’ingegnere si era invece recato per un’offerta di lavoro. Arrestato in un albergo insieme ad altre tre persone, dopo oltre sei mesi di detenzione nel carcere di Black Beach, ritenuta la prigione più disumana al mondo, è stato trasferito in un carcere di Bata, processato e condannato a 58 anni e 10 mesi di reclusione. Per i giudici sarebbero state fondamentali le accuse mosse (sotto tortura) da un ribelle detenuto con l’accusa di aver partecipato ad un tentativo di colpo di Stato nel 2017 ed alcune intercettazioni telefoniche in cui, secondo i legali dell’ingegnere, semplici espressioni sono state scambiate per un linguaggio codificato.

«Una condanna a morte mascherata», la definisce Giammarinaro. «Non ci sono state condanne a morte per questo processo - prosegue - ma a causa delle pietose condizioni carcerarie e probabilmente delle torture a cui sono sottoposti i detenuti si rischia un’ecatombe». Pochi giorni fa Obiang Esono, che secondo i giudici equatoguineani avrebbe in parte confermato le accuse, ma secondo la difesa con una dichiarazione rilasciata sotto tortura e senza assistenza legale, è stato trasferito in un carcere di Mongomo. «Una mossa - continua il legale - per attenuare la pressione esercitata dal ministero degli Esteri sulle autorità del Paese africano, soprattutto per lo svolgimento di una visita consolare in carcere per verificare le condizioni di Fulgencio e il trattamento detentivo al quale è sottoposto».

Nonostante le tante richieste, la visita non è stata accordata. «Un fatto gravissimo - commenta Giammarinaro -: un’offesa alle istituzioni italiane e non solo senza precedenti. Ora è la politica a dover esercitare tutti gli sforzi possibili per riportare a casa Fulgencio, anche perché gli sgarbi istituzionali non devono e non possono passare inosservati». —

Danilo Renzullo

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