Gioco
Avvocati in rivolta, la mozione di sfiducia ritenuta inammissibile
pisa. «Meno male che non c’erano i nostri clienti. Di sicuro se ci avessero visto da domani sarebbero andati a farsi difendere dagli avvocati di Lucca».
La battuta di un legale che ieri pomeriggio ha partecipato alla seconda parte dell’assemblea delle toghe pisane rende l’idea degli stracci volati per l’ennesima volta al Palacongressi.
Un’assemblea (almeno duecento i presenti) che avrebbe dovuto essere la prosecuzione del consesso di luglio quando la contestazione contro l’elezione di alcuni membri del consiglio dell’Ordine, a partire dal presidente Stefano Pulidori, fu contestata per la storia del terzo mandato ritenuto dall’Alta Corte incostituzionale. Quando il presidente, sollecitato da alcuni legali che volevano prendere la parola, ha risposto che non c’è un regolamento che disciplina simili interventi non iscritti perché arrivati nella seconda parte dell’assemblea, la platea ha rumoreggiato. Un malumore che è diventato uno sfogo da corrida quando Pulidori motu proprio ha deciso che i colleghi (Giuseppe Toscano ed Enrico Fascione) non avrebbero parlato. Motivo: era la prosecuzione di un’assemblea e a luglio non si erano iscritti per fare interventi. Lo hanno fatto i cinque rimasti fuori dal primo incontro. Quattro per ribadire che le elezioni non andavano fatte per il vulnus del terzo mandato di alcuni consiglieri. Una ha, invece, sostenuto la legittimità del consiglio dell’Ordine invitando alla calma la categoria.
Nel giro di mezz’ora i lavori sono finiti anche perché i consiglieri dell’Ordine presenti hanno rinunciato a prendere la parola. La gazzarra da stadio è esplosa al momento di mettere ai voti la mozione con la quale si chiedevano le dimissioni dell’attuale vertice dell’avvocatura pisana. Tra le urla dei contestatori, il presidente ha giudicato l’atto inammissibile. Niente voto. Fine dell’assemblea. Se anche qualcuno fosse entrato al Palacongressi con spirito conciliativo quando è uscito era più guerrafondaio che mai. —
P.B.
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