Il Tirreno

Pisa

il delitto di spezia 

Sottufficiale indagato per omicidio, l’accusa: «Ci fu premeditazione»

Pietro Barghigiani

Chiusa l’inchiesta sul luogotenente per anni alla Brigata Aerea A marzo uccise a colpi di pistola il marito dell’ex compagna

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PISA. L’inchiesta è chiusa. Resta l’accusa di omicidio volontario aggravato dalla premeditazione per il luogotenente dell’aeronautica Francesco Ruggiero, 47 anni, in carcere dall’11 marzo scorso con l’accusa di aver ucciso a colpi di pistola in una piazza a Spezia il marito di quella che era stata la sua compagna.

Una storia tragica conclusa nel dicembre 2018, ma che per il militare era ancora un tormento che non riusciva a sopire.

Ruggiero per una decina d’anni ha vissuto e lavorato a Pisa in forza alla 46a Brigata Aerea. E nella città pisana tornava ogni weekend per ritrovare gli amici anche dopo il trasferimento nel 2016 a Cadimare.

Al momento dell’arresto il sottufficiale disse al magistrato di aver sparato per paura.

«L’ho fatto per proteggerla dalle violenze di quell’uomo e perché in quel momento mi sono sentito minacciato» era stata la versione consegnata a caldo agli inquirenti.

Lei, la donna al centro di un triangolo finito nel sangue, ex compagna del luogotenente, è la moglie della vittima, Vincenzo D’Aprile, 56 anni.

Erano separati di fatto, ma si stavano riavvicinando. Secondo la Procura spezzina esiste un testimone oculare che avrebbe visto Ruggiero sparare a D’Aprile dopo essere uscito dall’auto dove aveva sparato almeno un colpo.

Lo scenario ipotizzato sarebbe quello di un’esecuzione, avvenuta dopo l’investimento del rivale e della moglie con la quale aveva riallacciato i rapporti.

Ruggiero aveva noleggiato una Fiat 500 e poi aveva seguito D’Aprile. Con sé aveva una pistola Glock calibro 9 prelevata due giorni prima dal luogo dove poteva tenerla: la casa di Ponzano Magra nella quale aveva preso la residenza e dove aveva convissuto, fino a dicembre del 2018, con la moglie di D’Aprile nella fase di crisi con il marito.

Secondo l’accusa non c’è un movente altruistico, tipo la difesa della donna a rischio botte da parte del coniuge con Ruggiero nel ruolo di paladino pronto a sacrificarsi per proteggere l’amata.

Al contrario gli spari sarebbero stati la conseguenza di uno scatto d’ira dopo aver visto la coppia abbracciarsi e baciarsi. Un omicidio innescato dalla gelosia.

Per l’avvocato Maria Concetta Gugliotta, difensore del luogotenente, non si è trattato di un omicidio premeditato, ma di una reazione difensiva all’attacco di D’Aprile.

Oggi Ruggiero sarà interrogato, su sua richiesta, dal pm spezzino. La difesa al momento esclude il ricorso al rito abbreviato.

C’è la volontà di fare il processo in Corte d’Assise chiamando a testimoniare colleghi e superiori dell’imputato sulle minacce ricevute da parte della vittima.

Pietro Barghigiani

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