Toscana
Bar “riaperto” dal Tar: subisce il degrado dell’area stazione
Il locale era stato chiuso a causa della frequentazione di pregiudicati e pusher Nell’accogliere il ricorso i giudici sottolineano «il sacrificio della posizione»
PISA. Non è colpa dei titolari del bar se la clientela spesso ha conti in sospeso con la giustizia o entra ed esce dal carcere per spaccio. . L’esercizio pubblico casomai “subisce” gli effetti del degrado di una piazza che brulica di balordi e pusher. E, quindi, non può essere sanzionato con la chiusura perché ritenuto dalla questura ritrovo abituale di pregiudicati e fonte di pericolo per l’ordine pubblico.
Lo ha stabilito il Tar accogliendo il ricorso della titolare del “Cofer Bar” all’angolo di viale Gramsci, un locale che affaccia sulla stazione immerso in un sottobosco di spacciatori e consumatori di droga.
La commerciante il 25 marzo scorso era stata raggiunta da un provvedimento della questura di stop per 10 giorni perché la polizia aveva controllato il locale trovando diversi pregiudicati. E un suo dipendente aveva pure comprato un orologio di marca da un venditore poi trovato con degli stupefacenti in tasca.
Per l’accusa era la prova di una contiguità tra clientela da tenere alla larga e gestione del pubblico esercizio.
Assistita dall’avvocato Alberto Giovannelli, la titolare ha impugnato il provvedimento del questore e dopo aver osservato quattro giorni di chiusura ha potuto riaprire.
Ora il pronunciamento del Tar nel merito che accoglie le ragioni della proprietaria del Cofer Bar.
Il senso della sentenza prende in esame anche un altro aspetto. La tesi che il bar si trovi in un’area critica e, quindi, sconti gli effetti di un degrado evidente è stata sottolineata dall’avvocato Giovannelli. E accolta dai giudici amministrativi.
Lo sospensione dell’attività per il Tar sarebbe stata giustificabile se l’area «non fosse soggetta al degrado che, invece, è presente nella zona circostante la stazione ferroviaria di Pisa, come confermato anche nella relazione della questura. Stante la situazione complessiva di degrado della zona è dubbio che la sospensione applicata all’esercizio della ricorrente possa conseguire un risultato utile nei termini di un miglioramento della sicurezza e dell’ordine pubblico. Il sacrificio della posizione della ricorrente non appare, sotto questo profilo, proporzionato rispetto al risultato in termini di tutela dell’interesse pubblico al mantenimento dell’ordine e della sicurezza in una zona che è fortemente degradata, né peraltro due soli controlli eseguiti nell’arco di cinque giorni sono sufficienti a ritenere ragionevolmente che l’esercizio in questione sia abituale ritrovo di persone pregiudicate o pericolose o costituisca pericolo per l’ordine pubblico». —
Pietro Barghigiani
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