Gioco
Valentine Demy, l’addio definitivo al porno «Combatto da anni contro la depressione»
L’INTERVISTA
PISA. Per una volta Marisa diventa protagonista senza scalzare Valentine. E racconta con il suo vissuto gli alti e bassi di una carriera all’apparenza baciata dal successo, ma che nel corso del tempo nasconde avversità capaci di metterti prima in panchina e poi in tribuna. Spettatore delle vite degli altri.
È successo a Marisa Parra, 56 anni, pisana doc. Il suo alter ego è Valentine Demy, stella del porno tra gli anni Novanta e Duemila, con un passaggio da battage pubblicitario come presidente del Pontedera all’epoca di Maurizio Mian, uscita dal giro e alle prese con un presente in ombra. Il dolore per vicissitudini familiari, il male oscuro della depressione «che non ti abbandona mai, puoi solo stare meglio». La difficoltà di reinventarsi un lavoro per sopravvivere. Stasera sarà una delle ospiti del programma “Live-Non è la D’Urso” su Canale 5. Marisa-Valentina annuncia l’addio definitivo al porno. Doveva essere solo un’intervista, registrata a Pisa, ma alla fine la storia di una parabola professionale e umana ha intrigato gli autori televisivi. E così Marisa Parra sarà in studio a raccontare le montagne russe della sua esistenza. Dagli inizi come modella ai film erotici con Tinto Brass, alcune fiction, fino alle pellicole a luci rosse e gli spettacoli dal vivo. E il gioco con la partecipazione vittoriosa al concorso di Miss Nonna. L’abbandono del porno, nei fatti già avvenuto da tempo, ora è irreversibile.
Dalla ribalta alla sparizione dai radar dello spettacolo. Cosa è successo?
«Non ho attraversato un bel momento. Ho avuto per dieci anni una relazione con una donna che poi è finita perché la mia vita è troppo complicata. Sono caduta in depressione. Non avevo la forza di uscire di casa. Fisicamente sono gonfiata ed essendo una perfezionista non mi sentivo più adatta per il palco. In tutto questo è arrivata pure la malattia di mia sorella».
Niente più hard, né spettacoli. Come vive oggi?
«Diciamo che ho diversificato il genere mettendo insieme trasgressione e divertimento che sono un po’ il mio modo di essere. Adesso faccio sessioni di mistress (dominatrice, ndr) in un ambiente a Pisa. Ho la mia clientela che mi permette di lavorare. C’è un mondo che in tanti non conoscono. Dico la verità. Ho finito tutti i soldi, non ho più un euro».
Nessun richiamo dal mondo del porno?
«L’ultimo film hard l’ho girato nove anni fa. Ora non me la sento più. Con gli spettacoli dal vivo ho smesso due anni fa. Un po’ è anche colpa mia. Mi chiamavano, ma stavo troppo male e non mi presentavo. È chiaro che poi nell’ambiente sono diventata inaffidabile. Ora mi sono ripresa anche fisicamente. Se mi chiamassero non direi di no».
Si dice che il porno è un marchio a vita. Ha provato a uscirne?
«Ho cercato un altro lavoro, diciamo normale, ma è difficile per tutti. Figuriamoci per chi ha il mio passato e alla mia età. Ci sono ancora troppi pregiudizi. Pisa è sempre e comunque un paesone. Voglio restare nella mia città, dove sono tornata per stare vicino a mia sorella che lotta contro una brutta malattia. Aveva bisogno di me e di essere assistite nelle terapie. Mi danno la forza di andare avanti i miei cinque nipoti, il più grande ha 19 anni, la più piccola 5 mesi. Prima di accettare la partecipazione dalla D’Urso ne ho parlato con i miei familiari. So di rendere pubblici dolori e pudori privati. Loro sono stati d’accordo». —
Pietro Barghigiani
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