Attenzione
San Giovanni, il Comune pronto ad aiutare la parrocchia
Il sindaco prende la parola all’assemblea sul rischio crollo «Daremo una mano a una chiesa importante per la città»
La chiesa di San Giovanni al Gatano a Porta a Mare è chiusa dal giugno scorso perché ha problemi di stabilità e alle travi. Solo le indagini strutturali costano sui 24mila euro e oltre a tutto questo, non è agibile nemmeno la canonica. Don Italo, il parroco di Porta a Mare, che si è insediato in questa parrocchia nel settembre scorso e che cura anche la chiesa di San Paolo a Ripa d’Arno e quella di Santa Lucia alla Vettola, al momento abita in una casa della curia che prima o poi però dovrà lasciare.
Per tutte queste ragioni quindi, il comitato parrocchiale si sta organizzando per raccogliere fondi per salvare una chiesa che è anche un sacrario e un esempio di architettura contemporanea di rara bellezza. E al fianco dei parrocchiani scende in campo il Comune con il sindaco Michele Conti tra gli ospiti dell’incontro organizzato dal comitato venerdì sera. «L’amministrazione deve dare una mano perché questa non è una chiesa qualunque per la città e il quartiere - ha detto il primo cittadino - . Questa chiesa è importante perché è lì che sono stati sepolti molti caduti nel bombardamento del 31 agosto del 1943. Tra coloro che sono stati sepolti, molti erano in condizioni tali da non poter essere riconosciuti e per le loro famiglie quindi, questo sacrario è diventato idealmente un cimitero».
L’intervento del sindaco, è arrivato a conclusione di una conferenza che, come detto, si è svolta venerdì sera nell’aula magna dell’asilo Beltrami, che si trova proprio davanti alla chiesa, dove sono intervenuti la dottoressa Daniela Stiaffini per la parte storica della chiesa e l’ingegner Claudio Barandoni per le attuali condizioni strutturali della chiesa che sorge sulle macerie di una chiesa molto antica e che è stata progettata da un architetto di grande fama come Saverio Muratore. È suo infatti, anche il progettato del palazzo dell’Empas di Bologna e quello della sede della DC all’Eur di Roma.
«In questi anni ci siamo avvantaggiati facendo dei rilievi – sottolinea l’ingegner Barandoni – e abbiamo potuto riscontrare che le appendici realizzate accanto alla chiesa, hanno le fondazioni in una parte più profonde in un’altra più superficiali e questo è ciò che ha determinato il dissesto in quell’area. Le capriate in cemento armato non sono state una scelta felice perché pesano e non dovevano essere così perché, nel progetto originale, al loro posto dovevano esserci le arcate che richiamavano il romanico pisano. Anche il laterizio armato per il solaio è stata una scelta infausta perché in un ambiente umido senza ricambio d’aria ha portato al suo deterioramento. Nel piano interrato qualche anno fa sono stati messi dei puntelli mentre il problema della copertura in legno della chiesta è stato scoperto di recente con il drone. Il costo delle indagini – conclude l’ingegnere -, è dovuto al fatto che non è possibile entrare con un macchinario altrimenti si può sfondare il pavimento. Bisogna invece costruire una struttura che scarichi direttamente sul fondo».
«Bisogna capire quale tipo d’intervento deve essere fatto e per questo stiamo cercando di trovare una cifra fuori dal capito di bilancio» afferma il sindaco che per l’occasione è stato accompagnato dal vicepresidente del consiglio comunale Riccardo Buscemi anche lui vicino alla comunità di Porta a Mare alle prese, fino a qualche mese fa, con i costossissimi lavori per salvare la chiesa di San Paolo a Ripa d’Arno. L’edificio medievale ora è stato restituito alla città. Ma adesso si profila una nuova emergenza che la parrocchia da sola non può affrontare. —
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