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Altri dieci pazienti infettati dal New Delhi, un decesso in corsia
Nell’ultimo report i casi censiti passano da 109 a 119. La Regione: «Spesso si tratta di una concausa»
PISA. Aumentano i casi di pazienti colpiti dal super batterio New Delhi. Sono sette nell’ultima settimana censita dall’Agenzia regionale di sanità a cui vanno aggiunte altre tre situazioni segnalate in ritardo e che vengono conteggiate nell’ultimo report a livello toscano: il conto aggiornato è a quota 119, mentre nella settimana precedente il numero era di 109. La basa di partenza è novembre 2018. . Di questi dieci casi uno ha avuto un esito fatale. È un decesso avvenuto all’ospedale di Piombino per il quale le strutture di monitoraggio sanitario regionale ritengono di non dover indicare né il sesso, né l’età. Di sicuro era una persona in avanti con gli anni affetta varie patologie.
Anche sulla provenienza ospedaliera dei pazienti, la Regione preferisce non dettagliare i dati per non aumentare la pressione su quei presìdi in cui la casistica è più marcata.
«Ora va capito tutto il pregresso clinico della persona – spiega Fabrizio Gemmi, coordinatore dell’osservatorio per la qualità e l’equità dell’Ars Toscana –. Dovranno essere acquisite le cartelle in ospedale. Spesso il New Delhi è una concausa, non il motivo principale del decesso».
Come ha spiegato l'assessore regionale al diritto alla salute, Stefania Saccardi, la Regione si è attivata predisponendo un’unità di crisi ed estendendo i controlli ai reparti di medicina, non solo a quelli di terapia intensiva, dal momento che il batterio New Delhi Metallo beta-lactamase si diffonde soprattutto nelle corsie. Tra i più colpiti, l’ospedale Cisanello di Pisa, con quasi 40 casi, poi Livorno e il Versilia.
Per far fronte a una diffusione tra le più significative dalla scoperta del batterio nel 2008, la Toscana ha anche predisposto che a breve i normali test, che danno risposta dopo due giorni, vengano sostituiti al più presto con test molecolari, il cui esito arriva in poche ore.
Saranno inoltre eseguiti screening anche nelle case di cura private e in particolare sui pazienti delle Rsa che vengono ricoverati in ospedale o dimessi. —
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