Finanza
Studi, esperimenti e scoperte comuni: un pezzo di Nobel a Pisa con Ratcliffe
Il britannico, vincitore con due americani del premio 2019, collabora da anni con i ricercatori di Università e Sant’Anna
PISA. Da Oxford e Londra a Stoccolma passando per Pisa. È il percorso che ha permesso a Peter Ratcliffe, 65 anni, direttore della ricerca clinica al Francis Crick Institute di Londra e del Target Discovery Institute di Oxford, di arrivare al Nobel per la medicina. Ieri il comitato del premio ha comunicato i vincitori dell’edizione 2019: vale a dire Ratcliffe e altri due ricercatori statunitensi, William Kaelin e Gregg Semenza. Il riconoscimento è arrivato grazie alle loro scoperte su come le cellule si adattano alla disponibilità di ossigeno nell’uomo. Una ricerca che è portata avanti anche a Pisa, ma sulle piante, dai ricercatori del “Plantlab” dell’Istituto di scienze della vita della Scuola Sant’Anna e del Dipartimento di Biologia dell’Università La Sapienza. E gli studiosi pisani hanno più volte nel corso degli anni collaborato con il neo premio Nobel. Una collaborazione che ha portato, lo scorso mese di agosto, a una pubblicazione sulla rivista Science.
«Lui si occupa degli uomini, noi delle piante, ma entrambi studiamo i meccanismi di percezione dell’ossigeno e collaboriamo da anni», sottolinea Pierdomenico Perata, coordinatore del “Plantlab dell’Istituto di scienze della vita della Sant’Anna: «Ratcliffe ha scoperto negli anni ‘80 il “sensore” con cui le cellule animali percepiscono l'ossigeno, noi nel 2011 lo abbiamo individuato nelle piante. Da qui la collaborazione che ha portato a una nuova e ulteriore scientifica nello stesso settore: vale a dire la presenza nell’uomo tanto del sensore individuato da Ratcliffe e che gli è valso il nobel, quanto di quello presente nelle piante e individuato a Pisa. La scoperta è stata pubblicata su Science ad agosto con un articolo firmato da entrambi».
Oltre a Perata, fanno parte del team di ricerca che ha collaborato con lo scienziato inglese Francesco Licausi (ex allievo della Sant’Anna e professore associato al Dipartimento di Biologia dell’Università di Pisa), Mikel Lavilla (ricercatore nell’Istituto di Scienze della vita della Scuola) e Beatrice Giuntoli (ricercatrice al Dipartimento di Biologia dell’Università di Pisa).
Quest’ultima ha lavorato per tre mesi a Oxford fianco a fianco con il premio Nobel 2019 per la medicina. «Sono stato la testa di ponte tra Pisa e Oxford», conferma Giuntoli. «È stato un grande onore lavorare con Ratcliffe», aggiunge la ricercatrice pisana che sottolinea il lato umano del premio Nobel 2019: «All’inizio ero intimidita. Lavorare con lui era un po’ come farlo insieme a un dio. In pochi giorni mi ha conquistata con la sua umanità e, soprattutto, la sua capacita di collaborare anche con persone come me che non conosceva affatto. Ora è diventato Nobel e vi assicuro che l’emozione è forte, fortissima, anche qui a Pisa». —
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