Sicurezza
Matrimonio combinato, la figlia dell’arrestato ritratta tutte le accuse
Dopo il cambio netto di versione il giudice D’Auria ha disposto un incidente probatorio in cui la donna sarà sentita e quello che dirà avrà valore di prova
pisa. Una ritrattazione completa rispetto alle accuse iniziali formalizzate in alcune denunce ai carabinieri di una località emiliana dove si trovava durante l’allontanamento da Coltano.
La figlia del 46enne bosniaco, in carcere per sequestro di persona continuato, maltrattamenti, calunnia e, prima misura applicata in Italia con l’introduzione del “codice rosso” ad agosto, anche per costrizione e induzione a contrarre matrimonio, ha ritrattato le sue accuse contro il padre. Un cambio di passo nell’inchiesta che ora il gip Donato D’Auria vuole chiarire attraverso l’incidente probatorio fissato per sentire sia la giovane che ha modificato la versione alla base dell’arresto del papà, sia l’altra sorella. Al di là di quello che le due ragazze di 21 e 19 anni hanno dichiarato finora, ciò che metteranno a verbale davanti al gip (presenti il pm Egidio Celano e il difensore del 46enne, l’avvocato Carlo Lombardi) diventerà prova come se fossero già al processo.
L’arrestato respinge le accuse di aver venduto per 12mila euro la figlia di 21anni a un cugino che voleva sposarla. Un matrimonio imposto e combinato tra i padri degli sposi. Quei soldi il padre della sposa ha sottolineato che erano la dote per le nozze come è in uso nella comunità rom. «La sposa dell’11 settembre ricordata dalla polizia vive tranquillamente con il marito fuori Toscana – ricorda l’avvocato Lombardi –. Non c’è stata alcuna costrizione, tanto è vero che la coppia sta insieme così come avevano deciso dopo che la figlia del mio cliente aveva troncato la relazione con il ragazzo romeno». Agli atti dell’indagine della squadra mobile ci sono le intercettazioni arricchiscono gli argomenti dell’accusa. La mamma dice alla figlia più piccola in fuga: «Hai saputo che abbiamo picchiato...? (la sorella più grande, ndr)». Sempre la mamma si rivolge a un’amica: «Sì, le ha tagliato i capelli e l’ha picchiata» riferendosi al comportamento del padre sulla figlia 21enne che non voleva sposare il cugino. Lo zio della futura sposa parla al telefono con il fratello, il padre-padrone nella presentazione dell’accusa. «Aspettami e chiedi 3-4mila euro» dice lo zio quando il 46enne gli dice che stanno arrivando alcune persone «per chiedere della ragazza». In una seconda telefonata lo zio non usa metafore per scandire la sua rabbia per la contrarietà della nipote al matrimonio combinato. Urla al telefono con il fratello: «Ma spaccagli la faccia, me la t... in bocca, spaccagli la faccia... prendi i soldi». Un’indagine rapida nata proprio dalla denuncia di sequestro di persona fatta dal 46enne contro i due fidanzati romeni dell’epoca delle figlie.
Per la polizia non era state rapite, ma erano in fuga dal padre-padrone. —
P.B.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
