Il Tirreno

Pisa

Chiusura alle 21 e birre calde, i minimarket vanno al Tar

Pietro Barghigiani
Chiusura alle 21 e birre calde, i minimarket vanno al Tar

Pisa: le nuove regole per disciplinare modi e orari nella vendita dell’alcol scontentano titolari di pubblici esercizi

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PISA. Le nuove regole per disciplinare modi e orari nella vendita dell’alcol scontentano titolari di pubblici esercizi e di minimarket. Per una volta unite contro la decisione del Comune di imporre una serie di prescrizioni, le due categorie hanno impugnato davanti al Tar il regolamento approvato da Palazzo Gambacorti. Gli esercenti, alcune decine, si sono affidati agli studi Altavilla e D’Antone, mentre sei minimarket tra piazza Vettovaglie, lungarno Mediceo, viale Gramsci e piazza della Stazione hanno affidato l’incarico all’avvocato Salvatore Cutellè.

I gestori dei locali contestano la legittimità del divieto di somministrare alcolici a partire dall’una di notte, dalla domenica al giovedì, e dalle 1,30 il venerdì e il sabato.

Nel mirino dei gestori di bar e pub c’è l’articolo 9 del nuovo regolamento, quello che limita gli orari di somministrazione di alcolici. Il comma 1 vieta vendita e somministrazione di alcolici dalle una alle 3 nelle notti da domenica a giovedì, e dalle 1.30 alle 3 nelle notti di venerdì e sabato. Il comma 2 impone che la somministrazione di bevande alcoliche su spazi e aree pubbliche, comprese quelle a servizio degli esercizi pubblici, debba cessare alle 24.

Di fronte a questo stato di cose è partita la campagna legale per impedire che in centro scatti il “coprifuoco” imposto dalle regole comunali.

I sei minimarket nel ricorso che verrà discusso a fine mese con la richiesta di sospensiva dell’efficacia della delibera ritengono discriminatorio imporre la chiusura alle 21. All’origine della decisione del Comune c’è la volontà di arginare nelle ore serali il proliferare di alcol nelle aree più calde della movida. Togliere le munizioni a una guerriglia urbana combattuta con slanci alcolici che lasciano il giorno dopo in eredità praterie di rifiuti. Basta vedere le spallette sui lungarni trasformate in una sequela di bottiglie vuote in precario equilibrio.

«C’è una diversità di trattamento per i pubblici esercizi e i minimarket – spiega l’avvocato Cutellè –. Dall’una all’1,30 i locali possono vendere alcolici. I minimarket fino alle 21 perché poi devono chiudere».

Ma c’è un altro aspetto alla base dell’impugnazione della delibera comunale. Quella che già in passato era stata ribattezzata, al tempo della giunta Filippeschi, la battaglia della “birra calda”. In sostanza anche sotto l’amministrazione Conti uno dei pungoli per scoraggiare l’acquisto della bevanda, una delle protagoniste alcoliche delle serate pisane, è l’introduzione del divieto di tenerla in frigorifero. Stop alla refrigerazione della bottiglia o lattina. Di qui l’effetto della birra calda o al massimo tiepida, poco accattivante per i consumatori.

«Contestiamo anche questo punto – riprende il legale dei sei minimarket –. Il Tar ci dovrà spiegare perché i minimarket non possono tenere le birre in frigo quando, sempre nel centro storico, ci sono punti vendita di media distribuzione dove è possibile acquistare alcolici e pure refrigerati. Per noi questa è una penalizzazione». —

Pietro Barghigiani
 

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