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Incidono il nome sulla Torre di Pisa, i medici arrestati: "Non pensavamo fosse reato"
I due fratelli americani quando hanno visto i carabinieri non riuscivano a capire il motivo di tanta attenzione
PISA. Quella voglia di selfie e di lasciare il segno di un passaggio da turista mordi e fuggi. Un nome inciso sul marmo. Il cellulare impostato nella modalità autoscatto. L’abbraccio e il sorriso indicando l’impronta nata con una monetina. Tutto molto ordinario nella logica di marcare il territorio per un certo turismo. Quello che rituale non è riguarda il luogo in cui due fratelli americani hanno voluto realizzare il graffito: la Torre di Pisa. Una sequenza, dalla scritta alla foto, che si è tradotta in un arresto per danneggiamento aggravato. Privati della libertà per poche ore, il magistrato di turno Egidio Celano ha poi disposto la liberazione ritenendo di non dover applicare misure cautelari per un reato con pene al di sotto dei 3 anni a carico dei due, professione medici, in Italia per una vacanza con tappa fondamentale in Piazza dei Miracoli. «Avevamo visto altre scritte, non pensavamo che fosse un reato» è stata la spiegazione fornita dai due fratelli in caserma ai militari che stavano verbalizzando l’arresto in flagranza di reato. I fratelli, 38 e 35 anni, celibi, nati negli Stati Uniti, di origine indiana, vivono a New York.
La visita a Pisa era inserita in un tour nel Belpaese che ha avuto l’inciampo dell’arresto per aver scritto il nome di uno dei due, Jeffy. Quando hanno visto i carabinieri non riuscivano a capire il motivo di tanta attenzione. La meraviglia per trovarsi in caserma è diventata imbarazzo nel corso delle ore. Infine, le scuse, ripetute all’infinito. «Ci dispiace tantissimo» hanno ribadito attraverso l’interprete. Mortificati per aver imbrattato anche se per pochi centimetri un monumento simbolo della bellezza nazionale, i due sono usciti dalla caserma in serata.
La disavventura dei medici è iniziata nel pomeriggio. Saliti sulla Torre e arrivati all’ultimo anello dove si trova un marmo nero che espone altre soste vergate con chiavi e monetine, i fratelli hanno deciso di regalarsi un selfie. Jeffy ha scritto il suo nome con una monetina da 20 centesimi. Quindi lo scatto. Il passaggio a Pisa e sulle Torre sarebbe rimasto confinato a quelle cinque lettere ignote al mondo se un altro turista, italiano, più incline al rispetto delle opere d’arte, non li avesse fotografati. Una prova schiacciante che al momento di scendere dagli anelli del campanile è stata consegnata al vigilante dell’Opera della Primaziale. Che in un attimo ha chiamato i carabinieri in servizio nel presidio fisso in Piazza dei Miracoli. Dopo il selfie l’altra tappa non prevista è stata nella caserma dell’Arma. «Il danno è minimo, non ci preoccupa, anche se episodi come questo provocano dispiacere» fanno sapere dall’Opera della Primaziale, l’ente cura i tesori di Piazza dei Miracoli.
Nel luglio 2013 un turista cinese 22enne con una chiave incise il suo nome sull’esterno del Duomo. Lo arrestarono i vigili urbani. Tre notti in cella, il conto di 600 euro per sistemare il danno e poi il patteggiamento a 2 anni e 20 giorni con 20mila euro di multa con pena sospesa. «Scusate, avevo bevuto» fu la sua giustificazione.
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