Finanza
Degrado e aggressioni in aumento al “Don Bosco”
Inutilizzato e invaso dai rifiuti il campo da calcetto che fu a suo tempo regalato da Adriano Sofri. Ieri la visita della commissione consiliare Politiche sociali
PISA. Sovraffollamento, aggressioni, degrado. Ma soprattutto l’immagine del “Don Bosco” di Pisa è sempre la stessa: una struttura umida, fatiscente in alcuni settori. Un carcere che ha fatto il suo tempo. Avrebbe bisogno di diffusi interventi di ristrutturazione e per cancellare il degrado che anno dopo anno si è insediato in alcune parti. Lo stesso campo di calcetto che Adriano Sofri aveva donato alla casa circondariale è inutilizzato e invaso dai rifiuti. Ieri mattina la seconda Commissione Consiliare Permanente, che si occupa di politiche sociali e di diritti della persona, presieduta dal dottor Marcello Lazzeri, è stata in visita al carcere, insieme al garante dei detenuti per il Comune di Pisa, avvocato Alberto Marchesi.
Nell’occasione è stato reso noto che anche 87 detenuti hanno partecipato allo sciopero per la tutela dell’ambiente. E lo hanno fatto con un giorno di digiuno. «Intendiamo sostenere, con la nostra solidarietà, la manifestazione degli studenti in favore della salvaguardia del clima del nostro pianeta attraverso lo sciopero della fame», questa la motivazione della protesta.
Lo sciopero della fame si è protratto per l’intero arco della giornata, pranzo e cena inclusi, ha spiegato l’avvocato Marchesi. «È stata un’idea nata in maniera spontanea a seguito del clamore mediatico che l’evento ha suscitato, al quale le persone detenute hanno inteso aderire con l’unica forma di partecipazione che la loro personale condizione ha consentito».
La rinuncia al cibo per sostenere un ideale, «da parte di chi è privato della libertà personale e si trova quindi in condizione di particolare vulnerabilità e di disagio, rappresenta una delle più alte testimonianze di partecipazione attiva e di adesione a tematiche di straordinario interesse per tutta la collettività», ha aggiunto il garante dei detenuti che ha aggiunto: «Il segnale lanciato dall’interno di un istituto di pena, non senza sacrificio, ha un significato di grandissimo spessore morale ed etico». Durante la visita sono stati diffusi alcuni dati che sono stati elaborati grazie al contributo della Camera penale di Pisa, a seguito della visita alla casa circondariale di Pisa effettuata in data 15 agosto nell’ambito di un’iniziativa nazionale.
Di regola nel carcere è presente un solo agente ogni 40 detenuti, per cui il personale appare decisamente sotto organico; dai dati forniti dal comandante del corpo ci sono state, nell’anno solare, 13 aggressioni ad agenti di polizia e questo rappresenta un elemento preoccupante.
Al momento ci sono circa 100 detenuti in eccedenza: di cui solo 73 imputati (nonostante si tratti di casa circondariale, circa un 20% di appellanti), mentre circa 145 persone stanno scontando una pena definitiva. Nel centro clinico la sala operatoria è da qualche tempo chiusa ed inutilizzabile perché manca la sala rianimazione. C’è il timore che non venga più riaperta.
Mobili vecchi e infiltrazioni d’acqua sono la costante per molte aree del carcere. —
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