Il Tirreno

Pisa

per un cellulare rubato 

Videoconferenza con un detenuto recluso in Germania

P.B.
Videoconferenza con un detenuto recluso in Germania

Il processo è stato rinviato per valutare la possibilità tecnica di garantire un  collegamento con l’imputato a giudizio per ricettazione 

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pisa. Chemkhi Ghylene, 23 anni, tunisino, forse neanche lo sa di essere imputato per la ricettazione di un cellulare rubato. E neanche può immaginare quanto in Italia la legge sia garantista e coltivi la tutela dell’imputato e dei suoi diritti. Si trova in un carcere tedesco dopo essersi lasciato alle spalle quello che ha combinato nel nostro Paese. Non lo sa quanto in Italia conti il diritto formale. Qualcuno tra qualche mese glielo dirà.

Sarà quando gli verrà comunicato che dalla sua prigione potrà partecipare al processo che lo riguarda attraverso una videoconferenza. Il fascicolo Ghylene è uno dei tanti processi ai nomi che affollano il Tribunale. Reati bagatellari nei quali manca persino la parte civile e chi deve essere giudicato è irreperibile. Avvocati d’ufficio che si ritrovano a studiare qualche foglio scarno nei contenuti, povero di spunti difensivi.

Ieri il legale assegnato dallo Stato Tiziana Mannocci ha assistito, a distanza e a sua insaputa, il tunisino accusato di aver avuto un cellulare rubato.

È stato il giudice Beatrice Dani, ricordando l’esistenza di una serie di accordi internazionali, a far presente l’opportunità concessa all’imputato. Può chiedere di partecipare al processo in videoconferenza, sempre che il carcere in cui è detenuto disponga della tecnologia idonea al servizio. Stop all’udienza, rinviata a primavera, nell’attesa che si avviino i contatti con la Germania per lo streaming processuale.

Così prevede la legge italiana adeguata alle norme internazionali. Tutto per un cellulare rubato da qualche decina di euro che nessuno reclama e un imputato che neanche sa di essere sotto processo. —

P.B.

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