Gioco
Don Euro noleggiava limousine con autista per fare colpo sugli escort a pagamento
I dettagli dell’inchiesta nella sentenza della Cassazione che conferma la confisca per 740mila euro tra soldi e gioielli
SAN Giuliano. Una sproporzione non giustificabile tra patrimonio e disponibilità di entrate correnti. Anche a voler dare credito alle dichiarazioni dell’imputato su una presunta condizione di benestante dovuta ai lasciti familiari i conti non tornano. E la confisca di soldi, oggetti preziosi e un’auto per un valore complessivo superiore a 740.000 euro diventa definitiva.
È l’effetto sul fronte civile della storia con risvolti boccacceschi di Luca Morini, Gianluca all’anagrafe, 58 anni, nato a Vecchiano e cresciuto a Pontasserchio, già guida spirituale della parrocchia di Caniparola a Massa. Il “don Euro” ormai consegnato alla cronaca tra vizi privati e pubbliche denunce che deve difendersi dalle accuse di estorsione, autoriciclaggio, detenzione e cessione di stupefacente e sostituzione di persona. Un parroco che per la Procura utilizzava i soldi dei fedeli, chiesti e ottenuti millantando la necessità di sovvenzionare opere di bene, per pagare escort gay, trascorrere soggiorni in Spa di lusso spacciandosi per magistrato o alla bisogna anche politico e chirurgo e fare uso di droga al momento degli incontri hard. La bella vita del parroco di campagna prevedeva anche il noleggio di limousine con autista e viaggi a cinque stelle. Ma con i soldi dei parrocchiani è il dettaglio che ha spedito sotto processo Morini, ormai non più in abito talare. Al di là del profilo penale sulle eventuali responsabilità dell’ex religioso dalla confisca, disposta dal Tribunale di Genova, poi confermata dalla Corte d’Appello e ora dalla Suprema Corte, emerge la figura di una persona che dire spregiudicata è riduttivo.
Per la Cassazione Morini «è un soggetto abitualmente dedito a traffici delittuosi e che vive abitualmente, anche in parte, con i proventi di attività delittuose». Quello che è stato per oltre 25 anni un parroco all’apparenza stimato e ben voluto viene descritto come un lestofante, la cui unica preoccupazione era quella di sfilare i soldi a chi credeva di fare offerte per la chiesa e in realtà finanziava inconsapevolmente il lusso, i vizi e il sesso a pagamento di don Euro. L’ingordigia lo ha tradito. Un escort a cui aveva promesso un lavoro, che poi non si è mai tradotto in un’occasione concreta, lo ha denunciato. E da lì, tra i filmati della trasmissione “Le Iene” e le indagini della Guardia di finanza, la vita parallela di Morini è naufragata insieme ai suoi eccessi trascinandolo fuori dalla chiesa e dentro un Tribunale. La sequela di contestazioni a sostegno della confisca sembrano un rosario del codice penale. «Morini si è reso autore di fattispecie di reato naturalmente e immediatamente produttive di redditi – afferma la Suprema Corte –: estorsione, truffa, appropriazione indebita di denaro. Queste risulta essersi protratte per molti anni, a partire quanto meno dal 2001. Il suo patrimonio personale si è accresciuto in maniera smisurata proprio nel primo decennio degli anni 2000, in epoca sostanzialmente coeva, dunque, al compimento di quei delitti, giungendo a un ammontare complessivo di circa 1,5 milioni di euro a fronte di redditi leciti documentati variabili tra i 10mila e i 15mila euro annui. Sotto quest’ultimo profilo, in particolare».
Tra il 2001 e il 2016, sui conti correnti bancari a lui riferibili, risultano essere stati effettuati versamenti, per contanti o in assegni per 700mila euro, «nonostante in un periodo coincidente, dal 2006 al 2016, egli - per rimanere alle spese tracciabili e con esclusione di quelle per contanti - abbia sostenuto esborsi per oltre 790mila euro, peraltro, in larga parte, per motivi voluttuari (viaggi, affitto di limousine con autista), in tal modo legittimando la deduzione logica circa l’esistenza di disponibilità finanziarie ancora maggiori».
La difesa ha sostenuto che Morini aveva redditi da investimenti finanziari per circa 478mila euro. Ma, come sottolinea il decreto di confisca, la giustificazione di quel rendimento non fa luce sull’origine della provvista iniziale impegnata per l’acquisto di quei prodotti. Che resta ignota. E, in ogni caso, anche a voler considerare lecita quest’ultima disponibilità, accertata in poco più di 469mila euro, e perciò sommandola a quei rendimenti, il patrimonio di "legittima provenienza" del Morini potrebbe ammontare, al più, a circa 947mila euro.
Somma ben inferiore al milione e mezzo di euro accertato dalla finanza. —
Pietro Barghigiani
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