Il Tirreno

Pisa

Cisanello, c’è chi torna a casa e chi aspetta 8 ore sulle barelle: delirio al pronto soccorso

Sabrina Chiellini
Degenti e familiari nel corridoio del pronto soccorso (Foto d'archivio)
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Degenti e familiari nel corridoio del pronto soccorso (Foto d'archivio)

Il sindacato degli infermieri conferma i gravi disagi: "Pazienti in attesa perché mancano i posti letto in corsia"

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PISA. I posti letto sono insufficienti e il pronto soccorso dell’ospedale di Cisanello a Pisa va in crisi sempre più spesso, con pazienti costretti ad attendere una media di 7-8 ore, altri che stazionano a lungo nei corridoi sulla barelle. E altri ancora che abbandonano prima della visita.

Nonostante le rassicurazioni dell’azienda ospedaliera, per il personale dell’area di emergenza, medici e infermieri, ogni turno di lavoro può trasformarsi in un incubo. Senza contare che lo stress dovuto al quasi cronico sovraffollamento del pronto soccorso può essere la causa di eventuali errori di valutazione del paziente.

È una fotografia che preoccupa quella che emerge dal racconto di un cittadino, che si è rivolto al pronto soccorso nella notte di venerdì. Arrivi ordinari di pazienti con varie patologie, si sono sovrapposti ad alcune urgenze per fatti, risse e due accoltellamenti, legati alla criminalità diffusa che c’è in città. La conferma arriva da Daniele Carbocci, segretario provinciale del Nursind, il sindacato degli infermieri che da tempo porta avanti un serrato confronto con l’azienda sull’organizzazione dei servizi dell’ospedale.

Venerdì già alle 21 c’erano oltre 50 persone in attesa, arrivate in media da 7 ore, e con l’attivazione dei reperibili, sia medici che infermieri. Alcuni codici rossi (4 gli accoltellamenti nella notte, due in una rissa e due in appartamento) la sala operatoria al lavoro per salvare un giovane che era stato accoltellato alla gola e un altro con gravi ferite all’addome, un politrauma arrivato dall’Isola d’Elba, hanno mandato il tilt il sistema. I 14 posti letto dell’Obi, osservazione breve, sono stati occupati rapidamente, se ne sono così aggiunti altri nelle barelle sui corridoi. 38 i pazienti destinati ad essere ricoverati, di cui 12 sistemati in room altri 16 sulla barelle nei corridoi. Quando? Appena nei reparti si sarebbero liberati dei posti. Il problema è dunque sempre lo stesso: ci sono pochi posti letto, rispetto alle necessità. I tagli effettuati dall’azienda ospedaliera nel corso del tempo si ripercuotono sul pronto soccorso con medici e infermieri messi a dura prova insieme ai pazienti.

«Si capisce che la situazione è difficile - racconta l’utente - le persone perdono la pazienza, il personale spiega costantemente quelle che sono le difficoltà ma poi qualcuno finisce sempre per protestare». I momenti difficili, considerato che chi si rivolge all’ospedale ha un bisogno, creano spesso tensioni in un ambiente che invece ha bisogno di tranquillità. Tutto questo è accaduto in una notte con 8 infermieri al lavoro oltre al reperibile, e tre dottori più il reperibile in servizio.

Ma già di sabato mattina, dopo una nottata con numeri impressionati e tanti malati da “piazzare” per un ricovero, non c’erano certo le premesse per affrontare il fine settimana senza la prospettiva di costringere i pazienti a lunghe attese. Chi abbandona e lascia il pronto soccorso aiuta a liberare le sale d’attesa (tra venerdì e sabato più di 20 cittadini sono tornati a casa prima di essere visitati) ma non risolve il problema e apre inevitabili domande sul modello di assistenza che viene offerto al cittadino e al territorio.

A queste difficoltà si aggiungono quelle dei singoli reparti, il taglio recente di 8 posti letto nella neurochirurgia per trasferire gli infermieri in geriatria.

«Ci sono poi “promesse” che la direzione fa agli infermieri quando lascia un solo infermiere con un solo Oss ad assistere 8 pazienti. In queste notti nella medicina d’urgenza universitaria ci sono stati ricoveri di notte anche se era stato detto che sarebbero stati evitati per non gravare sull’assistenza e sul personale in servizio che è già ridotto» conclude Carbocci.

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