Stop agli ambulanti del cibo a ridosso dei poli universitari
Esplode la protesta dei “food truck”, una quindicina di persone rischiano di restare disoccupate. Lanciate due petizioni: una sul web e una “sul campo”
pisa. Una quindicina di persone rischiano di perdere il lavoro, centinaia e centinaia di studenti di rimanere a bocca asciutta.
Una delibera della giunta comunale ha bloccato l’attività di street-food dei “truck” che fino a qualche giorno fa stazionavano in numerosi punti del centro e in particolare nelle zone universitarie. Una decina, in tutto, i mezzi che hanno dovuto spegnere i forni ed interrompere il flusso di centinaia e centinaia di persone, in particolare studenti, che ogni giorno si radunavano attorno ai camioncini per un fugace ma gustoso pranzo.
Da lunedì scorso è stato applicato un provvedimento di divieto di commercio itinerante approvato lo scorso giugno dalla giunta comunale. L’atto allarga i confini all’interno dei quali gli “ambulanti” del cibo non possono stazionare. «Venerdì scorso i vigili urbani mi hanno consegnato un documento che, in pratica, mi impedisce di lavorare. Dopo anni di sacrifici ed investimenti, riuscivo a portare a casa uno stipendio. Improvvisamente sono diventato disoccupato», dice Saverio Minichini, che dal 2013 ha “sfamato” migliaia di persone con la sua pizzeria ambulante all’inizio del viale delle Piagge (di fronte al dipartimento di Economia), mentre sul “truck” chiuso e svuotato di prodotti gastronomici affigge il cartello con cui invita clienti e passanti a firmare contro quella che considera «un’ingiustizia». Una petizione sul web (che ha raccolto oltre 300 sottoscrizioni) e una raccolta di firme sul “campo” è la prima risposta dei titolari delle attività e dei loro dipendenti (una quindicina in totale) per convincere Palazzo Gambacorti a ritirare la delibera di giunta per “l’individuazione di ulteriori aree di divieto di commercio itinerante”.
Il divieto all’interno delle mura urbane, nelle strade e nelle piazze del tratto litoraneo compreso tra la foce dell’Arno e Calambrone e in varie piazze e strade di Tirrenia, in vigore dallo scorso anno, è stato allargato a quasi tutti i luoghi di passaggio e di maggior assembramento di turisti e studenti universitari. «La misura, introdotta anche dopo aver effettuato un percorso di concertazione con le associazioni di categoria, si è resa necessaria per contrastare il commercio abusivo che in certe zone era particolarmente recrudescente, ma anche perché queste forme di commercio, che sono itineranti, talvolta si erano trasformate in commercio a posto fisso, in violazione delle licenze di cui sono titolari – spiega l’assessore al commercio Paolo Pesciatini –. Nonostante il divieto fosse in vigore da giugno, solo lunedì scorso ho ricevuto richieste di chiarimenti da alcuni esercenti coinvolti dalla decisione della giunta. Nei prossimi giorni – conclude l’assessore – sono ovviamente disponibile ad incontrarli poiché non mi sono mai sottratto al giusto e al corretto confronto».
Secondo Palazzo Gambacorti, le attività commerciali in forma itinerante possono anche «determinare problemi di viabilità, sicurezza e decoro» oltre a criticità dal punto di vista «igienico-sanitario e ambientale». Problemi a cui il provvedimento, che non si applica ai gelatai, intende prevenire. «Ma quali problemi di sicurezza e decoro – sbottano gli ambulanti attivi nei pressi del dipartimento di Ingegneria –. Oltre a svolgere un servizio, eravamo anche un presidio di sicurezza e ogni giorno mantenevamo pulita tutta la zona. Adesso non ci resta che cambiare città». —
Danilo Renzullo
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