Il dolore
Museo-laboratorio sull’ulivo toscano
Il rilancio di Villa Berio, di proprietà del Gruppo Salov: la ricerca agronomica abbinata alla produzione dell’olio
vecchiano. Immersa tra gli ulivi toscani della provincia pisana si trova villa Filippo Berio, di proprietà di uno dei gruppi oleari più grandi al mondo, il Gruppo Salov (Società Anonima Lucchese Olio e Vino). Fondata nel 1919 a Lucca, questa società, pur avendo mantenuto la propria sede in Toscana, è presente in 75 Paesi, dove vende i propri marchi di olio (Filippo Berio e Sagra) con posizioni di primo piano nel mercato estero, soprattutto in Inghilterra, Stati Uniti e Russia. Oggi, dopo una storia centenaria, l’azienda si è profondamente rinnovata: dall’arrivo di un nuovo amministratore delegato, Fabio Maccari, fino alla decisione di far debuttare il marchio Berio per la prima volta nel mercato italiano. A questo si aggiunge la volontà di valorizzare la produzione in Italia, vero e proprio centro nevralgico del gruppo, a partire da Villa Berio, un tempo inutilizzata ed oggi sede dell’azienda.
«Quando siamo arrivati, l’azienda agricola era di fatto inutilizzata, se non in modo molto marginale. Ora, dopo aver completamente ristrutturato la villa, la stiamo riscoprendo», afferma l’amministratore delegato Maccari. «L’aspetto comunicativo, che ha scelto la villa come immagine dell’azienda, si inserisce all’interno di un vero e proprio progetto agricolo. Da un lato c’è la produzione dell’oliveto, dall’altro c’è la ricerca agronomica. Di fatto stiamo investendo molto in questo territorio».
È nell’oliveto che circonda la villa che si concentra l’attività di ricerca promossa dall’azienda, in collaborazione con importanti partner come il Cnr di Pisa. Un vero e proprio laboratorio finalizzato sia al recupero di varietà tipicamente toscane quasi dimenticate, sia allo studio di soluzioni sostenibili per combattere il problema della Xylella fastidiosa, un batterio che sta distruggendo gli uliveti del sud Italia. Sul grande fermento attorno alla villa concorde anche Emanuele Siena, direttore marketing di Salov: «La villa è diventata un biglietto da visita non solo per noi, ma anche per tutto il territorio pisano con i nostri distributori, provenienti da 75 Paesi del mondo. Nei prossimi anni – continua il direttore Siena – vorremmo essere ancora più presenti sul territorio, creando anche un polo educativo. Se con il Cnr di Pisa siamo parte del progetto europeo per la ricerca di una difesa sostenibile dalla Xylella (Life Resilience), vorremmo aprire le porte anche al consumatore, realizzando un museo-laboratorio in cui spiegare le varietà dell’ulivo, come si produce l’olio e perché l’olio italiano e toscano sono diversi da tutti gli altri nel mondo».
Sono tanti i progetti che verranno portati avanti nel territorio, creando nuove opportunità di lavoro. Un territorio, quello toscano, dove la tradizione dell’olivo è molto forte e antica, con una qualità che raggiunge i vertici assoluti. «L’oliveto a pezzo unico di Villa Berio è il più grande in Italia», ricorda Fabio Maccari. «Quest’anno abbiamo installato anche il nuovo frantoio per lavorare non solo le nostre olive, ma anche quelle dei partner qui vicino. Tutto questo si lega alla ricerca, come il progetto che attualmente stiamo portando avanti con il Cnr e con alcuni vivaisti per il recupero di varietà d’olivo tipiche toscane, con la messa a dimora delle piante per studiarne il possibile sviluppo». —
Sara Venchiarutti
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
