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Messo in vendita il Caffè dell’Ussero, lo storico titolare: "Largo ai giovani"
Pisa: dopo 43 anni Tarcisio Bronte ha deciso di cedere la licenza: "Aspetto delle offerte, alla mia età è giusto riposarsi"
PISA. Arriva il momento di dire basta anche nelle alchimie più riuscite. Uno stop senza rimpianti con il pensiero che la vita può riservare ancora uno spazio di serenità dopo decenni di sacrifici. Succede al gestore di uno storico bar inserito da tempo nel firmamento nazionale dei locali equiparabili a un patrimonio nazionale. È il Caffè dell’Ussero di lungarno Pacinotti, primo vagito ufficiale come atto di affitto risalente al 1775, e un racconto per vite e frequentazioni che diventa scrigno di tesori cittadino. Tutto molto bello e stimolante.
Un giorno Tarcisio Bronte, alla guida del locale dalla metà degli anni Settanta, si è messo a riflettere e con la moglie è arrivato alla conclusione che sì, la loro vita è stata piena e ricca di soddisfazioni, ma forse era giunto il tempo di fermarsi. Senza traumi. Un’uscita soft. Una voce di addio alla gestione che l’eco social ha travisato e rilanciato come la volontà di chiudere l’attività. «Assolutamente no – è la smentita di Tarcisio Bronte –. È una voce che è arrivata anche a me. Mi hanno chiesto se davvero volevo chiudere e ho risposto allo stesso modo con cui informo il Tirreno. Vogliamo cedere l’attività, ma il locale resta aperto, ci mancherebbe».
Tarcisio e la moglie anche ieri erano dietro al bancone. Un sorriso tra un caffè e una pasta. Gli avventori coccolati nella storia di un ambiente che racconta un passato ovattato non smentito da un arredamento rétro. «Ho 66 anni – riprende Bronte –. E da 43 anni gestisco l’Ussero. Sono già in pensione e mia moglie ci andrà tra poco. Abbiamo tre figli che per fortuna hanno tutti un lavoro e non intendono seguire le nostre orme. Sinceramente dopo tutto questo tempo mi sono stancato. Sono pronto a vendere e aspetto qualcuno che si faccia avanti. Magari qualche giovane a cui non manca la voglia di lavorare e la buona volontà. Ci piacerebbe lasciare l’attività a loro».
Chi prenderà le chiavi del Caffè dell’Ussero, punto cardinale in città per iniziative e incontri storico-culturali, non si troverà a gestire solo un bar. Ci sono oltre due secoli di memoria da conservare con il rispetto che il luogo merita. Un ambiente dove sono passati i protagonisti del risorgimento, ma anche letterati e premi Nobel. Un legame stretto tra ateneo e il tempo della convivialità studentesca, a quel tempo animata da una foga battagliera risorgimentale.
La cronaca minuta dell’epoca narra anche di un Giosuè Carducci pronto a festeggiare all’Ussero il superamento di un esame. Un approdo post esami per tanti universitari felici di brindare per il successo di una tappa accademica. Così come ai tavoli del locale in una galleria di quelli che oggi avrebbero l’etichetta di vip si sono seduti Giuseppe Mazzini, Guglielmo Marconi e in tempi più recente Giovanni Spadolini, Carlo Azeglio Ciampi e Giovanni Gronchi. Quei fasti sono in un ideale archivio della memoria. Chi prenderà la gestione avrà in dote anche quell’eredità storica.
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