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Tolto un rene funzionante ma non sano: assoluzione per quattro chirurghi
Nessuna responsabilità medica per gli imputati alcuni accusati anche di falso Il pubblico ministero aveva invocato tre condanne
pisa. Nessuna responsabilità medica nell’asportazione di un rene funzionante, ma non sano, a un pensionato della provincia di Firenze da parte di un’équipe sanitaria a Cisanello.
Il giudice Elsa Iadaresta ha assolto i quattro imputati rinviati a giudizio per i reati di lesioni colpose gravi e falso.
La sentenza è stata letta intorno alle quattro di ieri pomeriggio dopo che in mattinata il pm Giovanni Porpora aveva chiesto tre condanne - da un anno a sedici mesi - e un’assoluzione e i difensori avevano invocato l’assoluzione piena per i loro assistiti.
Il professor Paolo Miccoli, 72 anni, di Livorno, e l’allora specializzando armeno Alexander Aghababyan, 41 anni, sono stati assolti per non aver commesso il fatto.
Il professor Gabriele Materazzi, 50 anni e il dottor Massimo Conte, 62 anni, hanno avuto una sentenza assolutoria per difetto di dolo e con il seconda comma del 530 comma 2 del codice di procedura penale (prove contraddittorie o insufficienti).
Miccoli era difeso dal professor Tullio Padovani e dall’avvocato Francesco Marenghi, gli altri imputati dai legali Anna Francini e Caterina Marcacci Belaise.
Nel procedimento per falso nella cartella clinica il professor Miccoli era finito in qualità di direttore del dipartimento chirurgico.
La vicenda risale all’estate del 2012: a un paziente della provincia di Firenze, che oggi ha 78 anni, fu tolto un rene funzionante, ma non sano (secondo la difesa degli imputati compromesso da patologie pregresse), ma allo stesso tempo – secondo quanto emerso nel corso delle udienze – gli fu lasciato per errore il surrene, o ghiandola surrenale, che i medici avevano programmato di rimuovere e far analizzare con un esame istologico.
Stando a quanto emerso durante il dibattimento, Materazzi avrebbe rimosso il rene perché convinto dall’estensione della massa tumorale, lasciando però per errore la ghiandola surrenale.
«Io ho memoria di aver parlato al telefono con qualcuno per quanto riguarda l’esame istologico – era stata la testimonianza del medico – che mi ha risposto: “Materazzi stiamo campionando il pezzo e non troviamo il surrene”. Quindi non lo stavano trovando. Bisogna però considerare che il surrene è molto piccolo e che quindi può non essere trovato subito. Dicendomi che non c’era il surrene potevano pensare che fosse in un altro barattolo, che non lo avessi asportato o che la diagnosi di invio fosse errata. Io ho risposto: “Ho tolto tutto e ho mandato tutto. Il surrene me lo devi trovare tu”».
Una volta terminato l’esame istologico, dal reparto, si sono resi conto che il surrene non era stato asportato.
«Sì. L’ho scoperto dal referto istologico», aveva confermato il medico rispondendo alle domande dell’avvocato Giuliano Giambartolomei, che assisteva il paziente costituitosi parte civile solo per il reato di falso. —
P.B.
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