Il Tirreno

Pisa

il piano antincendio boschivo 2019-2021 

«La popolazione deve adattare le abitazioni per autoproteggersi»

Francesco Loi
«La popolazione deve adattare le abitazioni per autoproteggersi»

Le indicazioni della Regione: via alle Comunità di Bosco Il Serra rientra nelle “zone di interfaccia” più a rischio

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PISA. “Grandes Incendios Forestales”. Così, prendendo a riferimento definizione e classificazione spagnole, il Piano Anticendio Boschivo 2019-2021 battezza il rogo del Serra. Un evento catastrofico che nel Piano Aib, di recente redatto dalla Regione Toscana, ricorre più volte e che interviene in modo significativo rispetto alle strategie finora adottate. Ora ad una pluralità di soggetti viene chiesto di compiere un salto di qualità in termini di prevenzione. A cominciare dai privati che abitano sul monte.

La classificazione

Gli spagnoli del Graf (Grup de Rencolzament d’Actuacions Forestals), un’unità speciale per l’analisi e la lotta attiva Aib nata agli inizi del Duemila in Catalogna, hanno introdotto una classificazione degli incendi boschivi che fa capire l’evoluzione nel tempo del loro comportamento ed i danni prodotti in relazione alle mutate condizioni climatiche, alla discontinuità e quantità del combustibile vegetale, alla presenza dell’urbanizzazione, alla risposta operativa delle organizzazioni Aib. Quello del Serra viene classificato di quarta generazione: dagli anni Novanta in poi, viene spiegato, grandi ed intensi incendi di chioma interessano le aree urbanizzate, con gli incendi che diventano un’emergenza di protezione civile e richiedono un coordinamento tra la parte Aib e quella preposta alla difesa di infrastrutture e abitazioni. «Già dalla terza generazione in poi - si sottolinea nel piano regionale - si raggiunge il limite della capacità di estinzione di un’organizzazione regionale Aib e le uniche strategie possibili sono quelle da attivare non più solo in fase di lotta attiva, ma in fase di prevenzione, principalmente con i Piani per l’individuazione dei punti strategici di gestione e con le politiche di autoprotezione».

La spiegazione

Il piano regionale dà anche una spiegazione tecnica di quanto accaduto. In pratica, l’ambiente del Serra rientra nella definizione di “zone di interfaccia urbano-foresta”, aree «dove le strutture antropiche (case, campeggi, strade, parcheggi) si trovano a stretto contatto con l’ambiente forestale», una parte di territorio «ad altissimo rischio». Qui il mix micidiale è rappresentato «dall’eccessivo carico di combustibile» e «dalla continuità della copertura forestale». Nel piano regionale si ammette: «È evidente che la difesa di queste zone non può essere affidata alla sola lotta attiva, che per quanto pronta ed efficace giunge comunque, prima o poi, al suo limite della capacità di estinzione. Dobbiamo quindi agire in sede preventiva, individuando le zone più a rischio dove effettuare interventi». Gli obiettivi da raggiungere sono i seguenti: «Realizzare ambienti dove i potenziali incendi boschivi rimangano nella capacità di estinzione dell’organizzazione della lotta attiva; proteggere sul posto la vita umana, i beni e le strutture antropiche». In pratica, specifica la Regione, si tratta di realizzare «un’area o una fascia dove il carico di combustibile è fortemente ridotto ed è assicurata la discontinuità del combustibile».

Gli interventi

Le misure da prendere sono sostanzialmente di due tipi: fasce parafuoco di protezione; spazi difensivi. Le fasce parafuoco di protezione sono opere perimetrali da realizzare dove il bosco arriva al margine dei centri abitati e lungo le strutture viarie. Gli spazi difensivi sono aree circostanti strutture antropiche isolate (case, insediamenti industriali, campeggi, parcheggi) in cui, in modo graduato, è fortemente ridotto il carico del combustibile.

Le comunità aib

La realizzazione di questi interventi «può essere prevista - dice il piano - all’interno dei programmi degli enti competenti, nelle Comunità di Bosco, nei Piani Specifici di Prevenzione e nei progetti comunitari». Soprattutto, aggiunge, «è fondamentale coinvolgere anche la popolazione residente nella gestione di queste opere, affinché possa assumere piena consapevolezza del rischio esistente ed attivare misure di autoprotezione intorno alle proprietà. Deve essere considerata responsabilità di ciascun cittadino preparare ed adattare le abitazioni per “autoproteggersi”, al fine di contenere l’effetto del passaggio del fuoco ed aumentare la sicurezza». La conclusione: «Nel periodo di validità del Piano dovranno essere avviati i necessari percorsi per attivare sul territorio queste comunità antincendi boschivi e per garantirne il mantenimento nel tempo». —

Francesco Loi

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