Il Tirreno

Pisa

Dalle 115.000 firme del Fai una spinta decisiva per ripartire

V.L.
Dalle 115.000 firme del Fai una spinta decisiva per ripartire

L’associazione Amici della Certosa protagonista dell’importante risultato nazionale 

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la mobilitazione

Un moto spontaneo: «Dobbiamo fare qualcosa». Un’idea, già risultata vincente per la Certosa di Calci: la campagna del Fai “I luoghi del Cuore”. E poi le firme: 100, mille, 100.000. Alla fine 114.670. Che significano il primo posto nella campagna del Fondo Ambiente Italia, la quale ha assegnato le risorse (55mila euro in tutto) a un territorio ferito dalla follia dell’uomo, insieme alla visibilità necessaria a rialzarsi.

La campagna è stato ed è un tassello importante di un percorso di rinascita cominciato ma ancora lungo e faticoso. Per questo i protagonisti di questo risultato eccezionale, i volontari dell’associazione Amici della Certosa di Calci, presieduta da Fabiola Franchi, che con l’aiuto di molti - compresi i tassisti pisani - hanno dato vita e sostenuto la raccolta firme, ieri si sono ritrovati proprio alla Certosa. Per ricordare quello che è stato fatto e rimarcare una presenza, un impegno per il territorio che non verranno mai meno. L’associazione non è sola. Al suo fianco ci sono le istituzioni, presenti all’incontro di ieri: il Comune, con il sindaco Massimiliano Ghimenti e il vicesindaco Valentina Ricotta, il direttore della Certosa monumentale Stefano Aiello. Ma anche realtà come il Fai, rappresentato ieri da Mario Boschi, gli uomini e le donne che lavorano e hanno lavorato alla Certosa, come l’ex direttore Roberto Barbuti, al quale è stata consegnata la tessera l’onore dell’associazione Amici della Certosa, e ancora i tanti cittadini e professionisti che tramite il Comitato Salvaguardia zona montana Calci, presieduto da Alessio Piccioli, hanno dato il proprio contributo per la rinascita del Monte.

Le fiamme la notte del 24 settembre dello scorso anno mettevano paura. Avevano avvolto se pur non attaccato anche la Certosa: un tesoro, un simbolo per Calci e non solo. «Decenni di lavoro erano a rischio – ha ricordato ieri Pietro Begliomini che lavora alla Certosa e anche quella notte era là – le fiamme lambivano il lato nord ma il vento aveva trasportato il fuoco anche di fronte alla Certosa, stavano bruciando gli ulivi. A un certo punto ci è venuto da piangere, non sapevamo come fare. E i vigili del fuoco non riuscivano a passare con i loro mezzi per la presenza di un piloncino: abbiamo preso un trattore e lo abbiamo buttato giù». In piena notte a scongiurare che le fiamme non attaccassero la Certosa a Calci c’era anche il direttore Aiello. Negli occhi di tutti ancora quell’immagine infernale: il fronte del fuoco dietro, la facciata bianca e indifesa della Certosa davanti.

E anche grazie alla Certosa, salva per quanto non indenne (in fumo una parte degli olivi del giardino), adesso Calci e l’intera Valgraziosa devono ripartire. Con l’aiuto delle risorse del Fai e di quelle donate «tramite gli Amici della Certosa di Calci – spiega Franchi – da altri cittadini e associazioni, a cominciare da quella delle concessionarie automobilistiche protagonista di una importante donazione». —

V.L.

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